La mia fede

IRPINIA ED AVELLINESI...NON SOLO CALCIO

Questa mattina voglio parlare della nascita della mia passione per il gioco del calcio e della fede nella mia squadra.

Ho quarantadue anni e da piccolo ho avuto la fortuna di partecipare come spettatore   alla parte finale dello spettacolo e del mito biancoverde in serie A.

L’amore scoppiò un lontano pomeriggio nuvoloso di tanti anni fa.

Mio zio mi passò a prendere subito dopo pranzo per portarmi allo stadio Partenio, io per l’entusiasmo non avevo dormito tutta la notte e la mattina alle sette ero già pronto con la sciarpetta al collo, che mio padre aveva acquistato giorni prima da una bancarella.

All’epoca abitavamo in Via degli Imbimbo, vicino la vecchia Sip.

Incamminandoci verso il parcheggio dello Stadio, mi ricordo come se fosse ieri i profumi di carne arrostita e le urla dei bagarini, il mio cuore batteva sempre più forte.

Non conoscevo i nomi dei  calciatori della mia…

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Sarà dolce il ritorno (Avellino 2 – Spezia 0)

Sarà dolce il ritorno a Roma, dopo questa bella vittoria sullo Spezia, a bordo della fedele Pluriel arancione, che le sapienti mani del meccanico hanno rimesso in sesto, di nuovo, quando sembrava aver reso l’anima allo sfasciacarrozze.
Romba ancora, dopo duecentomila e passa chilometri, l’auto che acquistai dieci anni fa, di ritorno da una trasferta a Vicenza: la precedente vettura aveva deciso di abbandonarmi nel bel mezzo del parcheggio del Romeo Menti.
Romba, anzi ulula, l’Avellino, che in vista del traguardo di un campionato lunghissimo si dimostra in gran forma, nel fisico e nella testa, e lancia la volata per un posto play-off che ora non può sfuggirci.
L’ha rimessa in sesto mister Rastelli, quando molti dicevano che la stagione era finita, e quanti non si accodavano al coro delle cornacchie lo facevano per fede, più che per raziocinio.
Sono tornati a mordere i garretti capitan Angelo D’Angelo ed Eros Schiavon, oggi autore di un assist e di un goal, affrancati da compiti di impostazione, di cui si fa carico un Togni ordinato e diligente.
Timbra il cartellino Andrey Galabinov, oggi spietato, a differenza di Gigione Castaldo, che semina molto e raccoglie poco, ben marcato da Magnusson.
Si rivede Saulo “Woodstock” Decarli, che se la cava contro Ferrari, che mi è piaciuto più del compagno di reparto Ebagua.
Chiude la porta a doppia mandata Andrea Seculin, che se la vede con Giulio e con Migliore, il terzino sinistro che ci manca, che già all’andata mi aveva impressionato.
Esulta il pubblico, numeroso ma non strabordante, caloroso e colorato, con una folta rappresentanza di bambini, provvisti di bandiere, striscioni e trombette.

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Stanno zitti, sovrastati, gli arrighisacchi che siedono in Terminio e che telefonano alle radio, quelli per cui il nostro tecnico sbaglia la formazione, non sa fare i cambi ed è il capo dei cattivi.
Martedi c’è il Trapani, che precediamo di due lunghezze. La banda Boscaglia incrocia da cinque campionati i nostri destini: lo scorso anno ci consegnò la Supercoppa, ora deve staccarci il biglietto per la post-season. Sarebbe il giusto premio per una stagione da incorniciare.
Forza Lupi e forza Avellino!

Tempo da Lupi: l’Avellino e la neve

Nevica su Avellino e l’Irpinia, dicono Facebook e Twitter. Mia madre, al telefono, conferma: cinque centimetri sul capoluogo quando è appena ora di cena. A Roma soffia la tramontana, e le previsioni per questa notte annunciano che il termometro scenderà sotto lo zero: Marino come Alemanno?
Tempo di polenta nel piatto, con un bel rosso nel bicchiere. E tempo da Lupi, sabato contro il Cesena.
Per intanto, tuffiamoci nei ricordi: quelle volte che l’Avellino ha giocato sotto la neve.
Quando dici neve, pensi subito al Verona.
Tutti ricordano la vittoria per due a uno contro l’Hellas che avrebbe vinto lo scudetto. Era il 13 gennaio 1985, ultima del girone d’andata, e un eurogoal di Angelo Colombo manda a male Garella e il Partenio in visibilio.

Io c’ero, per quanto non avessi fatto parte di quel centinaio di tifosi che provvide a spalare la neve dal terreno di gioco. Ricordo che indossai un paio di stivaloni da pescatore, il pigiama sotto i pantaloni, e percorsi a piedi i due chilometri e passa che separano casa mia dallo stadio. Avevo tredici anni, in tasca l’abbonamento di curva, e alla partita andai per la prima volta da solo.
Ma la neve, mista ad acqua, fa la sua comparsa anche in un Avellino – Verona del 31 gennaio 1988, seconda giornata di ritorno e seconda vittoria in campionato per l’Avellino, che alla fine non riesce a salvare la categoria. Segna Paolo Benedetti, di testa, su traversone dalla sinistra di Armando Ferroni.

Siamo nella ripresa, e già nevischia, dopo un repentino mutamento delle condizioni atmosferiche: prima dell’incontro una dozzina di ballerine brasiliane, sull’onda del Cacao Meravigliao, aveva sfilato in perizoma lungo la pista di atletica. La mattina faceva caldo – giuro – e non avevo pensato a portare un ombrello: mi riparai sotto la bandiera, con l’unico risultato di ritrovarmi i capelli inzuppati e tinti di verde.
Il 14 aprile 2001, la neve impedisce la regolare disputa della partita casalinga contro la Vis Pesaro, campionato di Serie C1. È la Settimana Santa, e io sono per la prima volta al Partenio con Elena. Ci accomodiamo – per modo di dire – nell’anello inferiore della Sud, battiamo e stringiamo i denti, si gioca pochi minuti nella ripresa, poi l’arbitro manda tutti a casa.
Non mi ricordo, invece, di un Avellino – Foggia, ancora in C1, non disputata il 29 gennaio 2005, cui mi conduce il motore di ricerca di Big G.
Nel 2012, il 12 febbraio, l’ultima nevicata, con rinvio dell’incontro con la Pro Vercelli, nonostante si rivedano gli ultras nel tentativo di spalare, a quasi trent’anni da quella volta contro il Verona.
E sabato prossimo? Le previsioni dicono che fino a mercoledì fiocca: tre giorni dovrebbero bastare per spalare la neve dal campo e dagli spalti e per restituire il Partenio all’Avellino e ai suoi tifosi, per una partita all’insegna di un tempo da Lupi, che ben si addice a entrambi.