Bruno Neri, il calciatore partigiano

In ricordo di Bruno Neri, calciatore e partigiano, caduto per la libertà.

La poesia e lo spirito

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Mimmo Mastrangelo

Bruno Neri, che qualche anno dopo dovrà fare la scelta della montagna ed abbracciare la lotta partigiana, non poteva alzare il braccio in ossequio al regime fascista e in uno stadio che veniva dedicato allo squadrista Giovanni Berta. L’evento (e il rituale) proprio non stava nelle corde del mediano già terzino della Fiorentina. Era il 10 settembre del 1931, a Firenze si inaugurava l’avveniristico stadio progettato dall’ingegnere Pier Luigi Nervi. In campo per una amichevole la squadra viola e il Montevarchi.
Come si può vedere in una foto Neri è l’unico tra i giocatori allineati sul campo prima del fischio d’inizio a non fare il saluto romano dei fascisti.

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Marcello Trotta, il bomber tornato da Londra per diventare il “Drogba bianco”

Ecco chi è Marcello Trotta, nuovo acquisto dei Lupi. Un acquisto importante: da quanto tempo l’Avellino non sborsava una simile cifra?

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1) La storia

Australia6Aborigeno Un anziano aborigeno australiano che trasuda eleganza e mistero da ogni poro della pelle. E paura. Pensa farsi asportare gli incisivi da uno così per diventare adulto…Meglio rimanere bambini a vita, no?

Gli aborigeni, nel passaggio dalla giovinezza all’età adulta, ricorrono a un rito di iniziazione molto particolare: l’estrazione dei denti incisivi, un costume diffuso anche presso alcune tribù africane.

Nella storia dell’uomo, per regolare il transito tra queste due fasi fondamentali della vita, le comunità primitive hanno fatto ricorso a pratiche più o meno simboliche, caricando alcuni di questi rituali di un valore addirittura esoterico. Oggi, (s)fortunatamente, i tempi sono cambiati. L’ingresso nella maggiore età è segnato, per i comuni mortali, dal conseguimento della patente di guida.

Poi ci sono i casi particolari. Come quello di Marcello Trotta, il 27 aprile 2013.

Quel maledetto 27 aprile, quando sulla testa di…

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Il lupo di Orvieto

Mi fa piacere ospitare una bella storia, raccontata da Antonio Savarese, socio dell’Avellino Club Roma: una firma di prestigio, ad un anno esatto dalla nascita di questo blog.

 

Oggi ho deciso di raccontarvi una storia e quando avrete finito di leggerla capirete che proprio non potevo non farlo.

Avevo detto a qualcuno che non sarei venuto al picnic del club perché mi ero già organizzato. Con la mia famiglia e quella di alcuni amichetti dei miei bambini saremmo andati a Orvieto, dove i piccoli sarebbero stati impegnati tutto il giorno in una fattoria a mungere caprette, fare formaggi e cose simili.

Approfittando della “libertà”, noi grandi andiamo a visitare Orvieto. Una visita culturale comprende anche un buon ristorante, prenotato già qualche giorno prima. Dopo il Duomo, i negozi e le stradine orvietane, eccoci arrivati. Si chiama l’Antica Rupe e dal profumo di tartufo che si sente dalla strada le cose promettono molto bene. Saliamo le scale e chiediamo del nostro tavolo.

Poi, mentre sto per avvicinarmi al posto di combattimento, con la coda dell’occhio vedo qualcosa di familiare. No, non può essere, non può proprio essere: non uno, ma due gagliardetti del lupo (uno dell’AS e uno dell’US) in bella mostra di fianco alla reception.

Mi blocco e chiamo il ragazzo che ci aveva accolto. “Scusa – gli dico – mi spieghi che significano quei gagliardetti?”. E lui: “Come che significano? Io sono tifoso dell’Avellino”. “Grande – gli faccio – anch’io”. E lui: “Sì, ma tu sarai di Avellino, io sono di Orvieto, i miei genitori sono di Orvieto, i miei nonni sono di Orvieto. E non sono mai stato ad Avellino”.

Si chiama Luca. E mi racconta, tra una portata e l’altra, la sua storia. Da piccolo giocava nelle giovanili della Ternana. Poi un giorno incrocia i lupi e s’innamora di quelle magliette e di Barbadillo. Da allora è pazzo dei colori biancoverdi.

Suo fratello Simone, che serve con lui nel ristorante di famiglia, “è un gobbo – scherza Luca – ma siamo gemellati. Siamo stati insieme a Torino e mi sono emozionato. Nel locale, comunque, non sono ammessi gagliardetti bianconeri”.

Per il lavoro che svolge, Luca non è mai riuscito a vedere i lupi al Partenio. Gli ho raccontato del club Roma e ha promesso di venirci a trovare. Non sono riuscito, però, a strappargli la promessa di venire ad Avellino.

P.s.: qui si mangia benissimo.

(Luca è quello con la cravatta)

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La mia fede

IRPINIA ED AVELLINESI...NON SOLO CALCIO

Questa mattina voglio parlare della nascita della mia passione per il gioco del calcio e della fede nella mia squadra.

Ho quarantadue anni e da piccolo ho avuto la fortuna di partecipare come spettatore   alla parte finale dello spettacolo e del mito biancoverde in serie A.

L’amore scoppiò un lontano pomeriggio nuvoloso di tanti anni fa.

Mio zio mi passò a prendere subito dopo pranzo per portarmi allo stadio Partenio, io per l’entusiasmo non avevo dormito tutta la notte e la mattina alle sette ero già pronto con la sciarpetta al collo, che mio padre aveva acquistato giorni prima da una bancarella.

All’epoca abitavamo in Via degli Imbimbo, vicino la vecchia Sip.

Incamminandoci verso il parcheggio dello Stadio, mi ricordo come se fosse ieri i profumi di carne arrostita e le urla dei bagarini, il mio cuore batteva sempre più forte.

Non conoscevo i nomi dei  calciatori della mia…

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Diecimila di questi click

Mentre inizio a scrivere mancano due soli click al traguardo delle diecimila visualizzazioni di pagine di questo blog.
Tutto è iniziato il 20 maggio dello scorso anno, sull’onda dell’entusiasmo per la promozione in Serie B, quando ho scelto la piattaforma, il layout e il titolo. Quasi contemporaneamente ho postato tre articoli: il primo della serie, per la categoria Alfabeto biancoverde, si intitola A come Aesse. In totale, da allora, i miei polpastrelli hanno sfornato centocinque post, compreso il presente.
Le statistiche di WordPress mi dicono che, dopo la home page, il post più visto (ben 980 volte) è La scossa delle 19 e 35 e la ricerca che non ho finito: come ogni irpino comprende, parlo del sisma del 1980 e l’ho postato il 23 novembre. Il pezzo di argomento calcistico che ha raccolto più click (314) è Brescia – Avellino, le anafore del giorno dopo, scritto una domenica mattina appena sveglio, dopo la prima vittoria esterna dei Lupi in questo campionato.
Eccettuata l’Italia, il Paese da cui proviene il maggior numero di visite sono gli Stati Uniti (247), poi Svizzera (107), Germania (73), Regno Unito (46). Alcune visite giungono da altri continenti: Brasile (34), anzitutto, poi Canada, Argentina, Giappone, Libano, Australia, Etiopia, Thailandia, Ecuador. I tifosi dell’Avellino, del resto, sono ovunque, e qualche articolo per le categorie Lost & Found, Altre storie biancoverdi e Il calcio degli altri fa il resto: le visite, infatti, provengono per un terzo da Facebook, poi dal Forum Pianeta Biancoverde, quindi da motori di ricerca; in quarta posizione Twitter, dove cinguetto da qualche mese come @rinoeillupo.
Oltre alla quantità, la qualità: in questi mesi i complimenti e gli incoraggiamenti di amici, conoscenti e sconosciuti, durante un’occasione conviviale come sugli spalti di uno stadio, non sono mancati; e ogni volta è una sorpresa sapere che qualcuno apprezza ciò che scrivi, e magari anche come lo scrivi. Perché, a dirla tutta, io sono sì un (grande) tifoso dell’Avellino, ma pure uno cui piace scrivere: me ne sono accorto bloggando, anche se in fondo l’ho sempre saputo.
Ora che il post è terminato, il traguardo è stato nel frattempo raggiunto e superato: diecimila e più volte grazie ai lettori di questo blog; per Pellegrino e per il lupo, altri diecimila e più di questi click!

La bicicletta di Ardiles in “Fuga per la vittoria”? A inventarla fu Vito Chimenti da Bari

Ne parlavo stamattina su un campo di calcetto. Tentando vanamente di eseguire quel colpo a effetto.

Mondocalcio Magazine

Il film è Fuga per la vittoria, famosa pellicola statunitense diretta dal regista John Huston, arricchita dalla partecipazione di calciatori dal calibro di Bobby Moore e Pelè. Questo nel video, con la maglia numero tre, è Osvaldo Ardiles, campione del mondo in Argentina 1978. Il gesto atletico è la bicicletta: dribbling secco nel quale in corsa la palla viene alzata, trattenuta tra i piedi a tenaglia e portata in avanti con il tacco, scavalcando così l’avversario con un pallonetto.

Al calciatore però non va l’esclusività del gesto. Vedendo il film, a Palermo ed Avellino, i tifosi – fine anni settanta e inizio anni ottanta – avranno di sicuro sgranato gli occhi, riso simpaticamente ed esclamato: “Uà alla Chimenti”.

Vito Chimenti, uomo del sud, nato a Bari il 9 dicembre 1957. Calciatore lontano dallo stereotipo moderno, folti baffi a coprire il labbro superiore, calvizie e una faccia da vigile…

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Mondiale 2014, Prandelli “spegne” twitter a calciatori. È giusto farlo?

Come farei la domenica sera senza @alefabbrosmith o @faffolino?

Lega Pro Blog

C’erano una volta le carte, il biliardino, le passeggiate e due chiacchiere in salotto. Il passato che non conosceva ancora il 2.0. Oggi nei ritiri – che siano di club o nazionali – “comandano” console e social networks.Twitter su tutti.

E, giocoforza, cambia il rapporto tra calciatori e tifosi (molto più diretto) e quello tra gli stessi atleti e i vertici delle rispettive dirigenze. Che vengono di fatto scavalcati. La conferenza stampa diventa prevedibile, formale, troppe volte quasi “prestampata”. A volte capita che possa prendere spunto da un tweet. Altre, ed è il caso più ricorrente, ne è addirittura il seguito.

Il calciatore si confida nel suo mondo virtuale e si apre ai followers più di quanto non faccia con il giornalista davanti alla telecamera. Scelta sua, in un mondo libero e liberalizzato, ma proprio a tutti non va bene così. E via alle contromosse.

L’ultimo a…

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