Lupi per sempre: Sandro Tovalieri

Non scrivo da molto tempo, insensibile alle sollecitazioni di Fabio, di Ruggero, di Elena.

O meglio, non aggiorno il blog da tempo.

Ricominciamo, allora, con un pezzo che l’estate scorsa mi ha chiesto Felice D’Aliasi per il suo Lupi per sempre, da qualche settimana nelle edicole d’Irpinia e nella mia libreria, qui arricchito con il corredo multimediale minimo che la carta non consente.

Ricominciamo, per vedere di nascosto l’effetto che fa.

A seguire, l’altro pezzo finito nell’antologia, dedicato a un altro ex giallorosso: Paolo Baldieri.

***

Diciassette maggio 1987

Lo stadio è gremito in ogni ordine di posto. In Curva Nord i tifosi della Roma si mescolano con quelli irpini. Io sono al mio posto, alla balaustra, a suonare il tamburo, incurante di ciò che può succedere alle mie spalle: con i giallorossi non corre buon sangue.

A sedici anni è così: vivi per il pallone e scegli senza tanto pensarci su. Dopo quattro anni di abbonamenti in Curva Sud, con papà e Andrea, o con zio Gaetano quando papà non può accompagnarci, la stagione sportiva 1987/87 la vivo dalla Curva Nord, affiliato agli Executors, insieme a Franco e Pippo: la tessera bianca con le scritte verdi nel portafogli, il giubbotto di chissà quale materiale sintetico con lo sponsor Dyal sul petto, un paio di riunioni nella sede di via Zoccolari, e l’asta di un tamburo in mano, da suonare la domenica, nell’unica fugace esperienza ultrà nella mia lunga carriera di tifoso.

La Roma è passata in vantaggio in avvio, con un sinistro a incrociare di Bruno Conti che fa secco Coccia proprio sotto la Nord. Per gli ospiti i due punti significherebbero la qualificazione alla Coppa Uefa. Per l’Avellino, invece, la gara conta poco. Con ventotto punti in ventinove partite e la salvezza in cassaforte, l’ultima di campionato vale solo come vetrina, per festeggiare al Partenio una stagione terminata in crescendo, impreziosita da ben quattro vittorie esterne, alcune delle quali roboanti, come il 2 a 6 di Udine. E però i Lupi non rinunciano ad attaccare.

Vinicio ci crede, e a 13′ dal termine toglie Walter Schachner e inserisce Sandro Tovalieri, l’ex di turno. Per l’intero campionato i due si sono disputati la maglia numero 9: Bertoni a destra e il golden boy Alessio a sinistra sono i due titolari fissi dell’attacco biancoverde. Forse proprio la continua altalena ne ha bagnato le polveri: l’austriaco baffuto ne ha segnati quattro, il ragazzo di Pomezia dalla lunga chioma la metà, uno al Milan e l’altro alla Sampdoria, due grandi che al Partenio le hanno sempre prese di santa ragione. Le promesse di inizio stagione, in entrambi i casi, non sono state confermate, e neppure i tabellini delle stagioni precedenti. Vincitore di un Viareggio con la Roma Primavera di Giannini, Di Carlo, Desideri, Impallomeni, Baldieri, poi prolifico cannoniere con Pescara e Arezzo in serie B, al suo secondo campionato nella massima serie dopo l’esordio in giallorosso Sandro Tovalieri segna meno di quanto vorrebbe e potrebbe e di quanto vorrebbero i tifosi, che lo amano.

Eppure bastano due minuti, a Sandro-goal, per rimettere le cose a posto: un angolo dalla destra, e il numero 16 che sbuca di testa in mezzo a un’area affollatissima e gela Tancredi. Il cerchio si chiude e l’esultanza è incontenibile. La corsa verso la Curva Nord è travolgente, i tabelloni pubblicitari scavalcati come gli ostacoli dai cavalli a Piazza di Siena, per terminare l’esultanza tra gli abbracci dei compagni, giusto sotto di me, che grido e sollevo le braccia senza mai abbandonare la mazza del tamburo. Dietro di me i romanisti imprecano.

Pochi minuti dopo, il forcing dei Lupi viene premiato dal raddoppio di Murelli, difensore nell’inedita veste di realizzatore, che segna di testa in mischia.

A fine partita la tradizionale invasione di campo a festeggiare un campionato da record che frutta la nona salvezza consecutiva. L’ultima esultanza per l’ultima permanenza. Almeno finora: ci torneremo, prima o poi ci torneremo.

***

Undici giugno 2016

Sono in ritardo sulla tabella di marcia. Tre quarti d’ora e inizia la festa per il terzo compleanno dell’Avellino Club Roma. Tre anni che hanno cambiato il mio modo di essere tifoso: ho trovato una casa comune nella quale vivere da espatriato la mia passione di sostenitore dei Lupi.

Tre quarti d’ora e io sono ancora a Garbatella, a una mezz’ora d’auto da San Lorenzo, dove ci siamo dati appuntamento per i festeggiamenti. Elena ha appena sfornato la terza teglia di pasta al forno, che Michele sta prendendo in consegna, per caricarla con tutto il resto nel capiente bagagliaio della sua auto. Raggiungerà la sede del club prima di me. Perché io sono in ritardo, e non ho ancora fatto la doccia e indossato la T-shirt del club.

Mentre Michele si congeda squilla il telefono. Sul display “Sandro Tovalieri”. Fedele alla parola data, si sta muovendo da Ardea per unirsi ai festeggiamenti, dei quali è ospite d’onore. È in coda sulla Pontina, ma tra poco passerà dalle mie parti e mi supererà. Fra tre quarti d’ora – gli dico – ci vediamo alla stazione Tiburtina.

L’ho contattato qualche giorno prima su Twitter, poi qualche scambio di battute al telefono, pochi sms per invitarlo alla festa. E lui ha accettato subito. Su Amazon ho acquistato una copia della sua autobiografia. Si intitola “Cobra. Storia di un centravanti di strada”. Per me, però, lui è semplicemente Sandro-goal, uno dei beniamini della mia adolescenza. Quattrocentocinquanta presenze in carriera, centocinquanta reti, un terzo delle quali nella massima serie.  Il calciatore lo conoscono tutti, leggendo il libro ho conosciuto l’uomo.

cobra

La doccia è fulminea, in auto brucio qualche semaforo, e il ritardo è colmato. All’appuntamento siamo puntuali, poi di corsa alla festa. I tifosi più stagionati lo guardano con affetto, quelli più giovani con curiosità. I padri spiegano ai figli chi sia quel signore, e che carriera ha fatto. Tra gli ospiti della festa c’è Massimo, tifoso del Cagliari, sposato con un’irpina. Anche in Sardegna Tovalieri ha lasciato goal e ottimi ricordi.

Ci è piaciuto, il Sandro Tovalieri ex calciatore. Un maestro di calcio per tanti giovani talenti del vivaio giallorosso, un uomo dai valori saldi, un antidivo, che ricambia con poche parole e piene di significato il nostro invito e la nostra sete di ricordi. Ha il cuore diviso in tanti piccoli frammenti, tanti quanti la dozzina di maglie che ha vestito. Uno di questi è biancoverde, piccolo ma importante.  Ci racconta di una stagione vissuta con l’emozione della giovane età, dell’atmosfera della città, del tifo alla domenica, di quando alzava gli occhi e vedeva trentamila persone sugli spalti, quale che fosse l’avversario, e si chiedeva se la città nel frattempo non si fosse svuotata. Era la serie A, il patrimonio più grande da difendere. Una categoria che Avellino merita, conclude Tovalieri.

Perchè ci torneremo, prima o poi ci torneremo. E anche lui lo sa.

Annunci

Lost & found: Luigi Panarelli

“Statico sulla panchina, anguilla nelle discoteche”: è la fulminante definizione che di Luigi Panarelli, difensore dell’Avellino 2005/2006, dà un pezzo – godibilissimo – pubblicato dal sito tarantosupporters.it all’indomani dell’arcinota comparsata televisiva, che lo vede inginocchiato al cospetto di Laura del Grande Fratello 6 – al secolo Laura Torrisi – per chiederla in sposa.
Il matrimonio non andrà in porto, la stagione in biancoverde terminerà con l’esclusione dalla rosa dei titolari e la carriera del trentenne calciatore tarantino imboccherà una parabola discendente fatta di continui cambi di casacca, presenze con il contagocce, palcoscenici della periferia pallonara come Brindisi, Aversa o Genzano, tra le vigne dei Castelli.
Stopper o terzino ambidestro, olim giovane promessa (poi non mantenuta) nel Napoli e nel Torino, totalizza in Irpinia 14 presenze e una rete: quella della bandiera, al novantesimo di un Avellino – Brescia di inizio campionato, terminato con un sonoro 5 a 2 per le Rondinelle, orchestrate da un superbo Milanetto dietro Possanzini e Sasà Bruno, due che di goal ce ne hanno fatti a caterve.
Parte spesso dalla panchina, Panarelli: Colomba, subentrato a Oddo, lo fa entrare di solito nelle partite casalinghe a quindici o venti minuti dal termine con l’Avellino che vince di misura. Lui corre, corre, che neppure Forrest Gump, ma di cross – che io ricordi – ne fa pochi e gli altri nel frattempo pareggiano, di solito allo scadere.
A 38 anni Panarelli fa ancora calcio nella città dei due mari: la voce di Wikipedia che lo riguarda lo annovera nelle fila dell’Hellas Taranto. Che non è il Taranto-Taranto (ammesso che dopo i fallimenti in sequenza si possa stabilirne l’esistenza), ma una neocostituita società militante nel campionato di Eccellenza Pugliese, appena un gradino sotto rispetto ai rossoblu veri, e che come questi ultimi gioca allo Iacovone.
L’Hellas ha un bello scudetto, anch’esso rossoblu, con un elmo spartano che allude all’età mitica della fondazione dell’antica Taras, e un sito ancora in allestimento.
10698476_322580251257271_5333913694660925825_nAssente nella trasferta di Galatina contro la Pro Italia, il nostro ha esordito nella partita casalinga contro l’Altamura terminata con un pareggio per 1 a 1.
Calcio e gossip, ma anche altro. Qui una bella intervista nella quale fanno capolino le acciaierie dell’Ilva, il quartiere Paolo VI, l’attaccamento alla squadra della sua città natale.
E allora buon campionato anche a Panarelli: pallafatù.

Diecimila di questi click

Mentre inizio a scrivere mancano due soli click al traguardo delle diecimila visualizzazioni di pagine di questo blog.
Tutto è iniziato il 20 maggio dello scorso anno, sull’onda dell’entusiasmo per la promozione in Serie B, quando ho scelto la piattaforma, il layout e il titolo. Quasi contemporaneamente ho postato tre articoli: il primo della serie, per la categoria Alfabeto biancoverde, si intitola A come Aesse. In totale, da allora, i miei polpastrelli hanno sfornato centocinque post, compreso il presente.
Le statistiche di WordPress mi dicono che, dopo la home page, il post più visto (ben 980 volte) è La scossa delle 19 e 35 e la ricerca che non ho finito: come ogni irpino comprende, parlo del sisma del 1980 e l’ho postato il 23 novembre. Il pezzo di argomento calcistico che ha raccolto più click (314) è Brescia – Avellino, le anafore del giorno dopo, scritto una domenica mattina appena sveglio, dopo la prima vittoria esterna dei Lupi in questo campionato.
Eccettuata l’Italia, il Paese da cui proviene il maggior numero di visite sono gli Stati Uniti (247), poi Svizzera (107), Germania (73), Regno Unito (46). Alcune visite giungono da altri continenti: Brasile (34), anzitutto, poi Canada, Argentina, Giappone, Libano, Australia, Etiopia, Thailandia, Ecuador. I tifosi dell’Avellino, del resto, sono ovunque, e qualche articolo per le categorie Lost & Found, Altre storie biancoverdi e Il calcio degli altri fa il resto: le visite, infatti, provengono per un terzo da Facebook, poi dal Forum Pianeta Biancoverde, quindi da motori di ricerca; in quarta posizione Twitter, dove cinguetto da qualche mese come @rinoeillupo.
Oltre alla quantità, la qualità: in questi mesi i complimenti e gli incoraggiamenti di amici, conoscenti e sconosciuti, durante un’occasione conviviale come sugli spalti di uno stadio, non sono mancati; e ogni volta è una sorpresa sapere che qualcuno apprezza ciò che scrivi, e magari anche come lo scrivi. Perché, a dirla tutta, io sono sì un (grande) tifoso dell’Avellino, ma pure uno cui piace scrivere: me ne sono accorto bloggando, anche se in fondo l’ho sempre saputo.
Ora che il post è terminato, il traguardo è stato nel frattempo raggiunto e superato: diecimila e più volte grazie ai lettori di questo blog; per Pellegrino e per il lupo, altri diecimila e più di questi click!

Lost & found: Marco Tufano

Da Gaetano Grieco, cui è dedicato il post di ieri, ad un altro protagonista della splendida stagione 2006/07: Marco Tufano, esterno napoletano classe ’84, una buona propensione alla corsa e al dribbling, 23 presenze e due reti in campionato.

Il titolo, a dirla tutta, dovrebbe essere corretto in “Lost”, e basta: notizie recenti sulla sorte di Tufano il Web non le restituisce, dopo l’ultima stagione a Isola del Liri in Serie D e un passaggio in estate nell’Equipe Campania, compagine di calciatori svincolati. Non sembra, insomma, che il nostro ex abbia trovato squadra, almeno per il momento, anche in conseguenza delle nuove regole sul tesseramento obbligatorio di calciatori “under” nella categorie inferiori.

Per il momento Tufano – che ad Avellino è rimasto a vivere – deve consolarsi con i ricordi, neppure tanto remoti, di una buona carriera in C1 e C2 (Pistoiese, Latina, Avellino, Benevento, Melfi, Paganese) e di annate recenti in Serie D, comunque positive (Casertana, Viribus Unitis, Sibilla Bacoli): tra tutti, quello più bello è legato all’esperienza trascorsa in Irpinia, una rete contro il Teramo al culmine di una lunga cavalcata in contropiede, di cui ho buona memoria, dacché fu segnata proprio sotto la Curva Sud.

Per gli amanti della storia patria – dove per Patria qui intendo il Regno delle Due Sicilie – segnalo le apparizioni nella nazionale con le insegne dei Borbone, di cui ha vestito la fascia di capitano e che ha condotto nell’estate del 2012 alla vittoria nel quarto Trofeo del Mediterraneo: i nostri superano per 3 a 2 la Sardegna, e Tufano ne fa uno su rigore.

Lost & found: Gaetano Grieco

Il pallone, come la vita, è pieno di incongruenze: come può, uno con due piedi del genere, precipitare a soli trent’anni fino al secondo livello del calcio dilettantistico? Come può, uno che a diciotto anni incantava Marassi, a ventitré calcava l’erba del San Paolo e la stagione seguente infiammava il Partenio, esibirsi ora al Vezzuto-Marasco di Monte di Procida?

Costui è Gaetano Grieco, numero dieci sulle spalle e dieci reti in biancoverde nella stagione 2006-2007, quella con Galderisi in panca e Biancolino capocannoniere, terminata con la vittoria ai play off sul Foggia. Su YouTube c’è un video dell’amico Lupodan: Grieco è “Il Mago”, e in effetti i calci di punizione con cui infila nell’ordine la Juve Stabia, la Salernitana e la Samba lasciano gli spettatori carichi di meraviglia come di fronte a una prestidigitazione di Silvan. Tra le reti anche un rigore, messo a segno contro il Lanciano in trasferta.

I frentani ieri ci hanno restituito pan per focaccia, ma questa è un’altra storia. Quella di Grieco ci conduce a Frattamaggiore, hinterland napoletano: vi gioca la Nerostellati Frattese, militante nel girone A del campionato di Eccellenza campana, cui sono iscritte squadre con una qualche tradizione come Giugliano, Neapolis, Puteolana.

Proprio contro la Puteolana, che gioca appunto a Monte di Procida, ha esordito oggi la Frattese, imponendosi per 3 a 2 in trasferta; la prima rete l’ha messa a segno, manco a dirlo, Gaetano Grieco, naturalmente con una punizione delle sue, dopo appena sei minuti di gioco I duecento spettatori presenti sono dei privilegiati: questo goal noi difficilmente lo vedremo, ed è un peccato, perché Gaetano Grieco le punizioni le sa battere.

Lost & found: Rocco Placentino

Rocco Placentino, attaccante italo-canadese classe ’82, ha collezionato due spezzoni di partita in biancoverde nel primo scorcio dello sciagurato campionato di Serie B 2003/04. Due delle tante sconfitte di quella stagione, la prima in quel di Piacenza, una delle peggiori partite della nostra squadra cui mi sia capitato di assistere.
Utilizzato con il contagocce da Zeman, nel mercato di riparazione il canadese va a Teramo in C1, quindi a Cava in C2, poi a Massa, Gubbio – qui la sua migliore performance sul piano realizzativo, con dieci reti nel carniere – e Gualdo. In mezzo, una presenza nella Nazionale del paese degli aceri, al quale fa ritorno nel 2008 per vestire la maglia del Montréal Impact, formazione oggi di Nesta, Di Vaio e Matteo Ferrari.
Ultimo scorcio italiano l’esperienza di Perugia, temporaneamente in transito in serie D, anno di grazia 2010.
E poi?
Rocco ha un sito ufficiale, e dunque ritrovarne le tracce dovrebbe essere impresa da pivelli: di ritorno dal campionato vinto con i grifoni, il nostro sembra avere appeso le scarpe al chiodo, per dedicarsi ad insegnare il soccer ai ragazzi.
Nella sua bio tanta passione per il calcio e per la capitale del Québec in cui è nato, ha tirato i primi e i penultimi calci e vinto il principale titolo della carriera, un campionato canadese.
In mezzo a tanta poesia, più prosaicamente anche un’imprecisione, quando Rocco fa menzione del campionato vinto … ad Avellino.
La versione in francese della voce di Wikipedia ci dà però ulteriori indizi: a 31 anni Placentino non è ancora un ex calciatore. La divisa è blu, la maglia è la numero nove, la squadra è il FC Saint Léonard , formazione vincitrice dell’ultima Première Ligue de Soccer du Québec, campionato semiprofessionistico regionale, terzo livello del calcio nordamericano.
Ma ora basta: vediamoci un po’ di goal.