Una questione di centimetri (Pro Vercelli 1 – Avellino 1)

Arrivo alla Officine XN, la tana dell’Avellino Club Roma, con lieve ritardo: Pro Vercelli – Avellino è già iniziata. Il “Silvio Piola” , però, merita il rango di campo principale di “Tutto il calcio”, e i primi minuti li seguo alla radio, mentre attraverso San Giovanni e raggiungo San Lorenzo. L’inviato sbaglia la formazione, segnalando tra i titolari Arnor Angeli. Tra gli undici, invece, neppure un belga.

La colpa del ritardo è tutta della tavola da Subbuteo, che per pochi centimetri non entra dal portabagagli: troppo larga, e l’impenetrabilità dei corpi non fa sconti. Per fortuna ho una Pluriel: via la capote, il truciolato infilato dall’alto, in verticale. Il risultato è un veicolo bizzarro, mezzo auto e mezzo barca a vela, con il quale solco lento e guardingo le vie della Capitale, occhi aperti a scrutare i vigili urbani, orecchie tese a seguire le imprese dei Lupi.

A Vercelli non sono mai stato, ma ho a casa un gagliardetto della Pro. I 7 scudetti delle Bianche Casacche, Virginio Rosetta, il giovane Silvio Piola: epoche lontane, storie e personaggi conosciuti attraverso i libri e gli almanacchi, alimento per il mio amore per il gioco del pallone. Ma anche un indistinto Nordovest, fatto di risaie, nebbia e zanzare: Riso amaro, Giuseppe De Santis dietro la macchina da presa e Silvana Mangano improbabile mondina. Il protagonista maschile del film è Raf Vallone, già calciatore nelle giovanili del Grande Torino, l’ultimo capitolo di un calcio epico, di cui quello attuale è pallido riflesso.

Raggiungo finalmente le Officine e consegno il prezioso carico; dopo la partita si gioca a calcio in punta di dita. Saluto collettivamente i presenti, una trentina circa.

Contemporaneamente un destro di Gigi Castaldo inaugura la lunga serie di occasioni non concretizzate per un nonnulla, la cui somma produce l’1 a 1 finale.

Il vantaggio dell’Avellino è in comproprietà tra Gigione e Paolo Regoli. Il bomber di Giugliano è oggi una spanna sopra a tutti gli altri, per tecnica e generosità; il terzino, orfano del gemello Arrighini, festeggia la ritrovata efficienza fisica con la prima rete in B.

Al goal esulto da seduto: la partita la guardo sdraiato su un pouf; al mio fianco Angelo Picariello, in versione Rai News24, che mi elargisce le sue preziose annotazioni tecniche e mi incoraggia ad aggiornare questo blog, per il quale in settimana ha speso parole al miele in diretta televisiva.

Una poltrona per due, insomma, che ci inghiottisce impedendoci di scattare in piedi per unirci ai festeggiamenti. La rete sembra il preludio di una rinfrancante vittoria esterna, e invece no, perché a 5 dal termine ci punisce Di Roberto. Anche qui è una questione di centimetri. Come per la tavola da Subbuteo.

L’importanza del punto conquistato al “Silvio Piola” è tutta nei numeri. In casa la Pro ha uno score di prim’ordine, fatto di 7 vittorie e una sola sconfitta; con quello di ieri, i pari sono appena 3. Lontano dal Partenio i Lupi hanno mosso la classifica in 8 occasioni sulle 11 trasferte totali. In un campionato estremamente equilibrato, rispettare la media inglese garantisce di sedersi al tavolo della post-season in una posizione vantaggiosa.

Al triplice fischio, però, il rammarico per l’occasione mancata prevale. Con 2 punti in più avremmo raggiunto il secondo posto in classifica. Avellino sprecone, sintetizza a caldo Mariano Messinese. Su Facebook Francesco scrive di un primo tempo da ricordare, il migliore che abbia mai visto dal ritorno in cadetteria. A Latina, lo scorso anno, eravamo stati ancora più convincenti, ribatto. Tra questa squadra e quella dello scorso anno c’è un filo rosso: siamo sempre qui, a giocarcela, al limite delle nostre possibilità. Al mercato di riparazione e a una diversa preparazione atletica le chance di trasformare gli auspici in realtà.

Raggiunti in extremis, tocca sfogarsi: con le mie miniature verdi ne segno cinque al mio avversario di giornata, giovane blogger caudino, che paga a caro prezzo le incaute parole della vigilia. A Subbuteo ancora ci so fare. Per festeggiare la ritrovata adolescenza, all’indomani mi taglio perfino la barba.

subbuteo

Ci sa fare tra i pali Pietro Terracciano, un amico di questo blog, che dopo l’ennesimo infortunio torna a difendere la porta del Catania. Forza Pietro, ci si rivede sotto al vulcano.

Capitombolo al Tombolato (Cittadella 3 – Avellino 1)

Se l’arcivescovo di Costantinopoli si fosse disarcivescostantinopolizzato, avrebbe l’Avellino capitolato al Tombolato?
Il fatto è che l’arcivescovo di disarcivescostantinopolizzarsi non ne ha voluto sapere, e al Tombolato di Cittadella l’Avellino le ha prese, e di brutto.
Il giorno dopo siamo qui a spargere balsamo sulle ferite, e così speriamo faccia lo staff tecnico, chiamato a meditare sull’adeguatezza di schemi e uomini all’attuale momento di forma fisica e mentale non brillantissima.
Dico la mia: meglio coprirsi con un classico 4-4-2, che all’occorrenza può diventare un 4-3-1-2, con Kone o Soumare nel ruolo di guastatori. Rimandato senza appello Bittante, scomparso Regoli, a destra non si crossa e non si contiene, e allora meglio un Pisacane-Ely-Chiosa-Visconti, con Zito davanti a quest’ultimo, senza compiti difensivi. Pure D’Angelo deve giocare, mentre resta irrisolto il problema di chi imposti il gioco: Arini in quel ruolo perde le sue caratteristiche di rubapalloni e di incursore.
Quanto ai tifosi, sono questi i momenti in cui la differenza tra la lana e la seta diventa eclatante: sui social network è andata in onda la solita fiera dell’isteria. Chissà a Bologna, chissà a Catania, chissà a Bari.
Qualche fattariello di contorno, a chiudere questo anomalo post del lunedì sera.
L’Avellino Club Roma ha inaugurato la sua nuova sede: non moltissimi i presenti, e però diversi bambini, a rammentare quali sono le cose importanti nella vita. Inaspettatamente si è materializzato pure Angelo, che fino a un minuto prima postava foto da Ascea con ciascuno dei componenti della famiglia di capitan D’Angelo.
Nel maxischermo è comparso, a un certo punto, il nostro steccato, retto dal pioniere Carmine, per l’occasione unico rappresentante del club in terra euganea. Come la squadra, a quanto pare anche noi soffriamo in avvio di campionato, specie in trasferta.
Lascia Roma, per qualche tempo, Luca, che se ne va a Londra: un pizzico di verde a colorare il grigio della perfida Albione. In bocca al Lupo e a presto.
Dopo la partita chiamo al telefono Fabio: era allo stadio e sta tornando nel suo Friuli. Mi sollecita il post e mi parla di Ugo Tosetto, il Keegan della Brianza, che era invece di Cittadella. Gli chiedo qualche particolare gustoso, e mi racconta della rete del pareggio giunta mentre la curva esegue la canzone dei Puffi, con annessa coreografia. Non sarà il caso di accantonarla?
La bacheca di Facebook mi propone la foto dell’indimenticato Pietro Terracciano con una vistosa fasciatura alla mano destra. Si è infortunato all’esordio in campionato, come dire nel momento meno propizio della stagione. Ma ha le spalle larghe e supererà anche questa.
Finiamo con il nuovo portiere: ad Alfred Gomis la palma del migliore a Cittadella, con alcuni interventi davvero prodigiosi.

Pellegrino, il vulcano e il lupo

Giugno 2013.
Sono in vacanza a Stromboli, con mio padre. Una settimana noi due, come già l’estate precedente.
La stagione calcistica appena trascorsa ci ha visti trionfare in campionato e poi in supercoppa. Il blog sta muovendo i primi passi. Mentre sono sull’isola, nasce ufficialmente l’Avellino Club Roma, le cui vicende seguo però con momentaneo distacco grazie ai social network.
Sulla terrazza dell’agenzia Snav, a due passi dal porto, sta seduto un ragazzo con un pantaloncino verde: ha il logo dell’U.S. Avellino.Tendo l’orecchio per sentire cosa dice. L’accento somiglia al nostro, ma non vi corrisponde esattamente. La prima impressione è di uno che giochi a basket: è alto e dinoccolato, ha le mani grandi.
Quando lo reincontro il giorno dopo stabilisco che la mia nuova condizione di blogger mi impone di indagare sulla sua identità.
Mi soccorre il web, con le notizie di calciomercato. È Pietro Terracciano, che si dice sarà il nuovo portiere dell’Avellino.
Perché non si separi dal pantaloncino dell’Unione Sportiva me lo spiega lui, quando lo incontro lungo via Roma, la stradina che dal porto conduce alla chiesa di San Vincenzo: è un cimelio di qualche anno prima, quando militava nella cantera della società biancoverde; dopo il fallimento, l’addio al Partenio e la carriera che inizia da Nocera.
Dice di non avere ancora firmato, ma è certo di indossare nuovamente i nostri colori: c’è l’accordo sulla parola con il nostro diesse, Enzo De Vito. Scambiamo qualche battuta, da cui mi convinco che sia tifoso dell’Avellino. Un calciatore che trascorre l’estate a Stromboli, luogo che amo a dismisura, anziché a Ibiza o a Milano Marittima, merita poi, in ogni caso, la mia stima e la mia incondizionata simpatia.
Mando un sms a Carmine; sul blog, invece, non scrivo nulla, timoroso di violare la riservatezza del mio interlocutore – che è pur sempre in vacanza – e – chissamai – di nuocere alla trattativa con il Catania, proprietario del cartellino di Pietro, che a questo punto mi auguro vada presto a buon fine. Un lupo strombolano: è quello che ci vuole per difendere la porta dell’Avellino.

Dicembre 2013.
Pietro ha disputato uno scorcio di stagione da antologia, parando anche l’imparabile, in casa con il Varese o in trasferta a Siena. Si fa male sul più bello, però, in allenamento. Si profila un lungo stop. In cura a Villa Stuart, Saracinesca – il nomignolo lo ha coniato Angelo Picariello – è ospite d’eccezione dell’Avellino Club Roma in occasione della diretta tv della gara casalinga con la Juve Stabia e di quella successiva a Crotone: diventa nostro socio onorario, il primo di una serie numericamente non folta, fatta perciò di gente selezionata.
La prima volta che viene Pietro sono allo stadio, la seconda al pub. Con lui c’è Vanessa, colei che li ha condotto a Stromboli. Nell’intervallo parliamo dell”isola, del vulcano, dell’escursione al cratere e di Ginostra, il villaggio cui si arriva solo dal mare, dove ho trasorso un paio di settimane in agosto con Elena.
Stavolta il blog tiene nota dell’incontro.

Luglio 2014
Il blog ha già compiuto un anno, raggiungendo le 12mila visite, nonostante il silenzio che ha accompagnato l”epilogo del campionato, un po’ per la delusione post-Padova, un po’ perché ho ripreso a scrivere per mestiere.
L”Avellino Club Roma ha anch’esso spento la sua prima candelina, coronando una stagione di successi: per il nuovo anno le basi sono ancora più solide.
Pietro Terracciano è tornato per fine prestiti al Catania: il prossimo campionato non giocherà più nell’Avellino.
Me lo ha confermato stamane, ancora a Stromboli: l’ho raggiunto da Ginostra, dove sono tornato anche quest’anno, rendez-vous combinato con la complicità di Zuckerberg. Mi dispiace che non resti, e dispiace anche a lui, “perché l’Avellino è l’Avellino”. Avevo congetturato bene, un anno fa: è tifoso della nostra squadra ed è un gran bravo ragazzo, lontano anni luce dalle malizie di certi lanzichenecchi che hanno vestito il biancoverde nell’ultimo scorcio dell’età dell’U.S. o dallo stereotipo del calciatore velinaro.
Ecco perché gli auguro un futuro all’altezza dei suoi ragguardevoli mezzi tecnici e delle sue doti morali. Tornerà al Partenio da avversario, questo è certo. Tornerà forse da lupo nel prosieguo di una carriera tutta da scrivere: così mi piace augurarmi.
Nel frattempo lo ringrazio per la disponibilità, per la simpatia.
Salutiamo Pietro Terracciano, il lupo strombolano, che contraccambia con i saluti agli sparuti lettori di questo blog e all’Avellino Club Roma, di cui resta socio, a questo punto vitalizio.
Ci sarebbero, a testimonianza, due video: la larghezza della banda, qui sull’isola, mi impedisce però di caricarli. In attesa di tornare in Continente, ecco almeno una foto:
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