Lost & found: Rocco Placentino

Rocco Placentino, attaccante italo-canadese classe ’82, ha collezionato due spezzoni di partita in biancoverde nel primo scorcio dello sciagurato campionato di Serie B 2003/04. Due delle tante sconfitte di quella stagione, la prima in quel di Piacenza, una delle peggiori partite della nostra squadra cui mi sia capitato di assistere.
Utilizzato con il contagocce da Zeman, nel mercato di riparazione il canadese va a Teramo in C1, quindi a Cava in C2, poi a Massa, Gubbio – qui la sua migliore performance sul piano realizzativo, con dieci reti nel carniere – e Gualdo. In mezzo, una presenza nella Nazionale del paese degli aceri, al quale fa ritorno nel 2008 per vestire la maglia del Montréal Impact, formazione oggi di Nesta, Di Vaio e Matteo Ferrari.
Ultimo scorcio italiano l’esperienza di Perugia, temporaneamente in transito in serie D, anno di grazia 2010.
E poi?
Rocco ha un sito ufficiale, e dunque ritrovarne le tracce dovrebbe essere impresa da pivelli: di ritorno dal campionato vinto con i grifoni, il nostro sembra avere appeso le scarpe al chiodo, per dedicarsi ad insegnare il soccer ai ragazzi.
Nella sua bio tanta passione per il calcio e per la capitale del Québec in cui è nato, ha tirato i primi e i penultimi calci e vinto il principale titolo della carriera, un campionato canadese.
In mezzo a tanta poesia, più prosaicamente anche un’imprecisione, quando Rocco fa menzione del campionato vinto … ad Avellino.
La versione in francese della voce di Wikipedia ci dà però ulteriori indizi: a 31 anni Placentino non è ancora un ex calciatore. La divisa è blu, la maglia è la numero nove, la squadra è il FC Saint Léonard , formazione vincitrice dell’ultima Première Ligue de Soccer du Québec, campionato semiprofessionistico regionale, terzo livello del calcio nordamericano.
Ma ora basta: vediamoci un po’ di goal.

Annunci

E come Esposito, nel senso di Carmine Esposito

Corre il campionato 1994/95, e corre sulla fascia destra Carmine Esposito, fisico smilzo e occhi spiritati, l’eroe della finale playoff vinta dai Lupi sul Gualdo sul campo neutro di Pescara.
Mister Boniek è una statua di sale, sull’altra panchina si agita Walter Novellino, irpino di Montemarano che con la sua terra natale, tuttavia, non ha mai avuto un gran feeling. Gli umbri sono passati in vantaggio su calcio di punizione, per la costernazione dei 15mila sostenitori biancoverdi che gremiscono l’Adriatico. L’Avellino parte con i favori del pronostico, che però non sembra riuscire a sostenere. La squadra è imbottita di giocatori di buon talento e discreta carriera dietro le spalle: il portiere Landucci, il terzino sinistro Antonio Carannante, il regista Fioretti, il centravanti Provitali. Già nella stagione regolare, però, non sono bastati, così come non sembrano bastare quel pomeriggio.
A dare la sveglia ci pensa Esposito. A inizio ripresa Cavallo Pazzo trasforma un calcio di rigore che Umberto Marino si è procurato con una discreta dose di mestiere: la palla è in rete, appena un attimo dopo Carmine è già sotto la curva, maglietta in aria e pugni chiusi ad esultare.

Il capolavoro, però, arriva più tardi. La palla spiove dalla sinistra, Esposito neppure ci pensa e la calcia al volo che neanche Van Basten agli Europei: la traversa strozza l’urlo dei 15mila, ma non annulla un gesto tecnico magnifico.

Si va ai supplementari, quindi ai rigori. Alla lotteria Esposito estrae un biglietto vincente e fulmina per la seconda volta Verderame: stavolta l’esultanza è sobria, ché ancora non si è vinta la partita. Poi Landucci para, e l’Avellino è in serie B.

Tra i riconfermati c’è anche Carmine Esposito, che però fa le valigie durante il mercato di riparazione. Al suo posto, sulla fascia destra, ci tocca Castiglione, la cui unica prodezza al Partenio resterà una rete segnata l’anno prima con la casacca del Trapani, proprio sotto la Curva Sud.

Per Esposito c’è l’Empoli, con il quale conquista la serie A e il passaggio a suon di miliardi alla Fiorentina di Cecchi Gori, dopo le 14 marcature messe a segno all’esordio nel massimo campionato.

A Firenze Carmine gioca poco e segna ancor di meno. Inizia così la parabola discendente di una carriera longeva, che a 42 anni lo vede ancora in campo nella categorie dilettantistiche emiliane, durante la quale Esposito tornerà a vestire il biancoverde. Quello del Casalecchio e dell’Emmetre, però.

C come C1

Quattro promozioni negli ultimi 10 anni, 6 in quarant’anni. Se c’è’ una regina della terza serie, questa è l’Avellino.
Nel ’73 ho due anni, ma già ripeto ossessivamente “Lupi”: l’Avellino supera al fotofinish il Lecce e approda per la prima volta nella sua storia in serie B.
Nel ’95 la vittoria arriva ai calci di rigore, all’epilogo della finale playoff contro il Gualdo: all’Adriatico di Pescara ci sono 15mila tifosi, tra cui il sottoscritto; in panchina Boniek, appena subentrato a Papadopulo.
Nel 2003 l’Avellino di Vullo espugna Crotone davanti a 10mila seguaci, rete di Marra, e precede in volata il Pescara: e’ promozione diretta.
Due anni dopo, terminata l’infausta parentesi zemaniana, i Lupi di Oddo, subentrato come da copione a Cuccureddu, battono nella doppia finale playoff il Napoli Soccer di De Laurentiis e Reja. Dopo il pareggio a reti bianche al San Paolo, è apoteosi al Partenio, grazie alle reti di Biancolino e Moretti dal dischetto; per gli azzurri accorcia El Pampa Sosa.
Rocambolesca la vittoria, ancora ai playoff, del 2007, che pone rimedio alla retrocessione più amara dalla B, maturata ai playout ad opera dell’AlbinoLeffe: in finale il Foggia è piegato da una rete allo scadere del paraguaiano Rivaldo, un sinistro al volo da fuori area che ancora non ci credo; si va ai supplementari e non c’è più storia, segnano Evacuo e Biancolino e il Partenio va in delirio. Festeggia Vavassori, subentrato – manco a dirlo – a Nanu Galderisi, ma la promozione è l’inizio della fine: retrocessione dalla B, ripescaggio, nuova retrocessione e infine fallimento, con la ripartenza dalla Serie D.
L’ultimo trionfo arriva il 5 maggio 2013: la squadra di Rastelli batte il Catanzaro in trasferta con rete di Zigoni jr. e conquista la B con una giornata di anticipo. La partita la guardo in tv qui a Roma, poi parto per Avellino per prendere parte alla festa che impazza in città.