Heri dicebamus (Avellino 1 – Pro Vercelli 0)

Dove eravamo rimasti? Da dove riprendere le fila del racconto della stagione trascorsa, per riannodarle a quello del campionato che ha preso avvio ieri, con la vittoria di misura sulla Pro Vercelli?
L’ultimo post del campionato 2013/2014 è rimasto impigliato nelle recriminazioni del post-Padova, prima ancora che nelle bozze di WordPress: sarebbe stato il racconto di una trasferta lunghissima, il venerdì sera, della pioggia a catinelle e dei tiri mancini del navigatore, che mi porta in uno stadio vuoto, quello di Este, a qualche decina di chilometri dal “vero” Euganeo, nel quale metto piede che già perdiamo due a zero.
Di quella serata amara resta, a distanza di tre mesi, l’immagine di Castaldo che per ultimo ammaina la bandiera: avesse guidato lui il drappello dei calciatori sotto la curva, non avrebbe avuto che applausi.
Gli stessi, scroscianti, che ieri il Partenio gli tributa per la capocciata da tre punti con cui Gigione stende i Leoni pluriscudettati a un giro di lancette dal termine. Una magia: l’unico modo per costringere alla resa la munitissima difesa della Pro, ancora più serrata dopo l’espulsione rimediata da Ardizzone, con nove uomini dietro la linea della palla.
Finita l’era del Pitone e di Ciccio Millesi, temporaneamente fuori dagli undici il Guerriero di Ascea, la fascia di capitano è in buone mani: estro e tigna, il mestiere di chi ha fatto tanta gavetta e numeri da giocoliere, l’attaccante di Giugliano raggiunge quota venticinque nelle marcature in biancoverde, mentre le reti in cadetteria sono ventidue.
La rete allo scadere fa giustizia di una superiorità netta dell’Avellino, nell’atteggiamento tattico, nel controllo del gioco, nella cifra tecnica e nel numero di occasioni: Gomis neppure si sporca i guantoni.
Un anno dopo il debutto in cadetteria contro il Novara, i Lupi svestono definitivamente i panni di matricola per indossare quelli di squadra quadrata, che sa quello che vuole e lo ottiene anche quando non è in serata di grazia.
Se la difesa non rischia più di tanto, a centrocampo – con Togni ormai alla corte degli Estensi – i compiti di impostazione sono affidati ad Arini, che ne risulta frenato nelle incursioni offensive, appoggiato spesso da Schiavon, mentre Kone si defila sulla fascia. Sulle ali Bittante parte bene, mentre Zito non trova lo spunto e cala alla distanza.
Con un centrocampo privo di un regista classico e gli uomini di fascia non brillantissimi, la manovra pecca in qualche frangente di geometria e di rapidità.
A differenza dello scorso anno, abbondano però le frecce nella faretra di Rastelli: dentro Comi, che serve a Castaldo la palla del match, il folletto Soumare, che parte da sinistra e poi si piazza a creare scompiglio tra le linee, alla De Angelis (o alla Ciano, mi suggerisce Carmine) e un propositivo Visconti, che qualche cross lo mette in mezzo.
Il Partenio – buona la presenza di pubblico – festeggia il primo sigillo di un campionato ricco di promesse e perciò di rischi: se lo scorso anno si è partiti a fari spenti, quest’anno gli avversari ci temono e in Irpinia verranno a barricarsi che neppure una grappa friulana, mentre il rendimento in trasferta è tutto da scoprire, al di là del blitz di Coppa in Terra di Bari.
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Completa la mia giornata biancoverde uno speciale di Irpinia Tv sul campionato 2002/2003: il Drago e un Pitone con molti tatuaggi in meno, Vastola e Morfù, la sconfitta di Teramo e l’apoteosi a Crotone, non conosco un modo migliore per addormentarmi e per sognare di Lupi e vittorie.
Con queste premesse, era inevitabile tornare finalmente ad aggiornare questo blog.

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