L’ex talento della Primavera

Ora è pronto a tornare nel nostro paese, dove piace a Varese e Cittadella.

Lui è Willy Aubameyang, e quello forte è il fratello.

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Spigolature sull’Etiopia, il calcio e un paio di libri

Alcune spigolature intorno alla notizia della qualificazione ai Mondiali della Nazionale di Etiopia.
Uno: il link tra il calcio etiope e Danilo Pileggi, ex calciatore di A e B, due anni ad Avellino in pantaloncini a fine anni Ottanta e più d’uno a Benevento con la tuta di allenatore, che nel 2012 ha condotto il Saint George FC alla conquista dello scudetto dell’Ethio-Premiere.
Due: il link tra il calcio etiope e un romanzo di fantastoria di Enrico Brizzi, L’inattesa piega degli eventi, che mi è capitato di leggere alcuni anni fa. Mi rendo conto, a questo punto, che nell’invenzione letteraria c’è un principio di realtà: il San Giorgio esiste davvero, reca il nome e le insegne del Santo Patrono del Paese, e per davvero ha giocato e vinto, una volta, contro una squadra italiana. Non la Juventus di Sivori, come nel romanzo, ma la Fortitudo, squadra che si suppone composta da italiani residenti in Africa Orientale. Vediamo cosa dice il sito ufficiale del Saint George:
“The team continued to improve from time to time and in 1942 the played the Italian team called Fortitudo at the Tanker Field and won 4 to 2. Oh! The angered and depressed Ethiopian on the racist and invading Ethiopia cheered the day for this historic occasion of revenge in the field.”
Tre: il link tra l’Etiopia e il libro che ho appena finito di leggere, Point Lenana, di Wu Ming 2 e Roberto Santachiara, una galoppata nella storia delle prevaricazioni d’Italia, sovente sottaciute – tra irredentismo, fascismo, guerre coloniali e guerre mondiali.

Lost & found: Rocco Placentino

Rocco Placentino, attaccante italo-canadese classe ’82, ha collezionato due spezzoni di partita in biancoverde nel primo scorcio dello sciagurato campionato di Serie B 2003/04. Due delle tante sconfitte di quella stagione, la prima in quel di Piacenza, una delle peggiori partite della nostra squadra cui mi sia capitato di assistere.
Utilizzato con il contagocce da Zeman, nel mercato di riparazione il canadese va a Teramo in C1, quindi a Cava in C2, poi a Massa, Gubbio – qui la sua migliore performance sul piano realizzativo, con dieci reti nel carniere – e Gualdo. In mezzo, una presenza nella Nazionale del paese degli aceri, al quale fa ritorno nel 2008 per vestire la maglia del Montréal Impact, formazione oggi di Nesta, Di Vaio e Matteo Ferrari.
Ultimo scorcio italiano l’esperienza di Perugia, temporaneamente in transito in serie D, anno di grazia 2010.
E poi?
Rocco ha un sito ufficiale, e dunque ritrovarne le tracce dovrebbe essere impresa da pivelli: di ritorno dal campionato vinto con i grifoni, il nostro sembra avere appeso le scarpe al chiodo, per dedicarsi ad insegnare il soccer ai ragazzi.
Nella sua bio tanta passione per il calcio e per la capitale del Québec in cui è nato, ha tirato i primi e i penultimi calci e vinto il principale titolo della carriera, un campionato canadese.
In mezzo a tanta poesia, più prosaicamente anche un’imprecisione, quando Rocco fa menzione del campionato vinto … ad Avellino.
La versione in francese della voce di Wikipedia ci dà però ulteriori indizi: a 31 anni Placentino non è ancora un ex calciatore. La divisa è blu, la maglia è la numero nove, la squadra è il FC Saint Léonard , formazione vincitrice dell’ultima Première Ligue de Soccer du Québec, campionato semiprofessionistico regionale, terzo livello del calcio nordamericano.
Ma ora basta: vediamoci un po’ di goal.

Succede ad Avellaneda

Nel mio piccolo, un po’ distrattamente, sono tifoso del Racing Club de Avellaneda.

Il motivo? Grazie a Facebook sono in contatto con un Marinelli d’Argentina, pure lui tifosissimo di calcio, sostenitore della squadra albiceleste della sua città. Da Avellino ad Avellaneda, del resto, il passo è breve.

Avellaneda ha però due squadre principali, e l’altra è l’Independiente, maglia rossa e pantaloncini blu; i rispettivi stadi – ci informa Wikipedia – si fronteggiano ad appena 200 metri di distanza l’uno dall’altro. Una terza società, l’Arsenal, ha invece base nel sobborgo di Sarandì.

Ieri sera ho capito che dall’altra parte dell’Oceano Atlantico stava succedendo qualcosa, quando sulla bacheca del mio amico sono comparsi, uno dopo l’altro, post e video di altri racinguistas. Temi ricorrenti: la Roja, la sua hinchada e la lettera “B”, declinata in tutte le sue possibili applicazioni. Il più divertente, almeno per coloro che non tengono per l’Independiente: questo video, protagonista El fantasma de la B.

A spedire i Diavoli Rossi all’inferno ci ha pensato la sconfitta casalinga subìta dal San Lorenzo de Almagro, la squadra di Papa Bergoglio. L’unica rete dell’incontro l’ha segnata tale Angel Correa. Le forze del Male sconfitte – per una volta – da quelle del Bene, insomma.

La portata della prima storica retrocessione in seconda divisione dell’Independiente, vincitore di 2 Coppe Intercontinentali, di 7 Libertadores e di ben 14 titoli nazionali, è ben illustrata in questo post del blog collettivo tagli.me.

A chi, per approfondire, volesse continuare a navigare il Web, segnalo che su YouTube i video del Fantasma de la B sono numerosi; altri – c’è da scommetterci – saranno pubblicati nei prossimi giorni dagli amici dell’altra metà di Avellaneda.

Altre storie biancoverdi: un post scriptum sulla BSG Chemie di Lipsia

In un precedente post ho richiamato un articolo sulla BSG Chemie di Lipsia, tratto dal sito http://www.calcioromantico.it.

Scandagliando più in profondità il Web, emerge però tanto altro, a proposito della compagine biancoverde (finora) militante in Sachsenliga, sesta divisione del calcio tedesco: al termine di questa stagione, i nostri si sono classificati al quattordicesimo posto e sono retrocessi nella categoria inferiore.

Nulla è perduto, tuttavia: se bastasse un insuccesso sportivo a decretare la fine della storia, la squadra e i suoi sostenitori sarebbero scomparsi da tempo dalle mappe del calcio teutonico.

Sì, perché oltre all’epopea del <resto di Lipsia>, oltre al <nein> alla Red Bull, c’è una bella storia di calcio popolare.

In questo post di ostklassiker.net, blog specializzato sul calcio dell’ex Germania Est, c’è scritto tutto, o quasi: io mi limito a riassumere i termini della vicenda, principalmente a beneficio di coloro che non avessero voglia di impegnarsi nella lettura di un lungo articolo in inglese. Altre informazioni sono tratte, con l’ausilio di Google Translator, dal sito ufficiale della BSG Chemie.

La <vecchia> BSG Chemie vince per due volte l’Oberliga, il campionato nazionale della Germania Est, dapprima nel 1950/51, poi nel 1963/64, con il già menzionato  <resto di Lipsia>. Il palmarès si completa con due coppe nazionali.

Dopo la caduta del Muro, il club perde il sostegno finanziario delle industrie della chimica, e nel 1990 assume la nuova denominazione di FC Sachsen Leipzig. La squadra vivacchia per alcune stagioni in terza divisione.

Già nel 1997 alcuni tifosi raccolgono le risorse finanziarie occorrenti ad iscrivere al campionato di tredicesima e ultima divisione una squadra, al contempo <nuova> e <vecchia>, con l’antica denominazione di BSG Chemie Liepzig, in modo da preservare la tradizione del club. L’Alfred-Kunze Sportpark, lo stadio situato nel sobborgo di Leutzsch e intitolato all’allenatore dello scudetto del ’64, resta però appannaggio del FC Sachsen, con la BSG Chemie costretta ad emigrare in un altro impianto cittadino. Più tardi, i  ricorrenti dissidi con la proprietà del FC Sachsen producono la scissione delle frange più appassionate del tifo: i Diablos, un gruppo ultras caratterizzato da un approccio al tifo rumoroso e colorato, non violento e dichiaratamente antirazzista – circostanza rara nel panorama dell’ex Germania Est – decidono di sostenere la BSG Chemie.

Il credo della <nuova> BSG Chemie e dei suoi tifosi è riassunto in un vero e proprio decalogo, fatto di tradizioni e valori, fair play in campo e divertimento sugli spalti, solidarietà, non violenza e antirazzismo, calcio giovanile e vita di quartiere. Sono queste le premesse che portano i Diablos ad essere premiati in occasione dei mondiali antirazzisti di Casalecchio di Reno.

Nel 2011 il FC Sachsen dichiara bancarotta, al culmine di una crisi finanziaria e sportiva irreversibile. La BSG Chemie, che nel frattempo ha recuperato numerose categorie, potrebbe finalmente riprendersi il proscenio; su di esso, però, irrompe una nuova società, la SG Leipzig Leutzsch, anch’essa biancoverde, attorno alla quale – secondo ostklassiker.net – si aggregano frange di tifosi di estrema destra. Diversi sostenitori del defunto FC Sachsen, per contro, decidono di seguire la BSG Chemie.

Per tre stagioni le due squadre si dividono lo stadio e si fronteggiano nel campionato di Sachsenliga – l’equivalente della nostra Eccellenza regionale – e la coabitazione non è esattamente delle più facili.

Al termine dell’ultima stagione, come detto, la BSG Chemie retrocede, mentre la SG Leipzig Leutzsch decide di mutare la propria denominazione in SG Sachsen Leipzig, richiamandosi esplicitamente alla società disciolta nel 2011.

La contesa, insomma, è destinata a continuare. In ogni caso, su chi siano gli eredi morali della squadra biancoverde dell’industria chimica, vincitrice di due campionati e due coppe della DDR, io – come avrete capito – ho pochi dubbi.