Carpi diem (Carpi 1 – Avellino 1)

Voglio essere sincero: venerdì sera, dopo la sconfitta con il Siena, ho pensato che il campionato dell’Avellino fosse finito.
Deluso com’ero, e con un sano esercizio di prudenza, ho tuttavia rimandato al giorno successivo l’aggiornamento del blog. Solo che, all’indomani, me ne sono andato al mare con mio padre, pure lui desideroso di rinfrancarsi dalla seconda batosta consecutiva, e il commento postpartita, per la prima volta, è passato definitivamente in cavalleria.
Per fortuna, perché il pari strappato stasera a Carpi dimostra che la squadra non è certo in vacanza, e che da qui al termine, nelle undici che restano, ci toglieremo ancora qualche soddisfazione.
Cogliamo l’attimo, e con esso il punto, preso a dispetto di tutte le possibili avversità, che interrompe la serie negativa, ci mantiene in quota play-off e restituisce morale all’ambiente e alla squadra.
Alla assenze di Izzo e D’Angelo si aggiungono quelle last-minute di Zappacosta e Galabinov; in porta si rivede Seculin, Millesi, encomiabile, fa il quarto a sinistra, Ladrière si piazza dietro Castaldo e Ciano, al posto dell’Asceota c’è il nostro Fez.
Il portiere goriziano si guadagna la palma del migliore: sembra il Terracciano del girone d’andata, e quando non ci arriva ci pensano i pali e quella parte del corpo che Secu porta inscritta nel proprio cognome. Neppure lo trafigge il calcio di rigore che il Signor La Penna inventa di sana pianta, che Memushaj calcia alto. Peccato che la giacchetta giallo fluo, non paga, abbia contestualmente espulso Arini, che in precedenza ci ha portato in vantaggio con una capocciata delle sue, dietro servizio di Angiulli.
Sicché, dalli e dalli, il Carpi pareggia allo scadere della prima frazione, e la seconda è una sofferenza che non vedevamo da tempo, ma che da sempre forgia il vero lupo, che scenda in campo, che segua dagli spalti o che guardi in tv, come stasera il vostro blogger.
Proprio la capacità di tenere botta alla malasorte e ai torti ci restituisce un Avellino operaio, che è quello meglio adatto ad affrontare questo finale di stagione: giocare non solo di fioretto, ma anche di spada, tenere lontana la quintultima, restare nella parte sinistra della classifica, giocarsi le proprie carte, molte o poche che siano, per i play-off. Fosse cosi, non avremmo altro da chiedere.
Inutile, però, confidare nel futuro: cogliamo l’attimo, e godiamoci dunque questo pareggio.

Fuga per la vittoria (Avellino 2 – Padova 1)

Mancano ancora cinque minuti più recupero, e quest’ultimo si preannuncia eterno.
Stiamo due a uno, ma ci sarà da stringere i denti contro un Padova che nel frattempo ha schierato l’artiglieria pesante. Io, però, devo andare: alle cinque parte l’ultimo bus per Roma.
Decido di dare retta al navigatore e mi muovo dalla Terminio con venti minuti di anticipo. Troppi, scoprirò in seguito.
Faccio il giro dalla Curva Sud: l’ultima azione che riesco a vedere è un tentativo di Soncin.
Poi, una lunga fuga, di corsa lungo via Zoccolari, deserta, sospinto dalla ripida discesa.
Quando la strada torna in piano sono ormai fuori dalla portata sonora dello stadio e mi affido allo streaming di Radio Magic. Il cronista, al solito, ha finito o quasi la voce. Loro ci provano, noi controlliamo e ripartiamo. Il Cobra pare si divori la rete del tre a uno.
Arrivo a Piazza Macello che l’extra time è scaduto, e però ancora si gioca. Al triplice fischio esultiamo con un altro passeggero, più fortunato di me: dallo stadio è giunto in macchina, rimanendo sugli spalti fino all’ultimo, mentre io andavo in fuga per la vittoria
E allora eccomi qui, seduto nel posto centrale dell’ultima fila del bus, a riavvolgere il nastro della partita, per provare a tirare le somme.
Gara combattuta, come sempre o quasi in questo girone d’andata, oggi all’epilogo. Abbiamo vinto, ma potevamo pareggiarla, e perfino perderla.
L’Avellino è subito in vantaggio grazie a un inserimento centrale di Arini, servito dalla sinistra da un inedito Pisacane in versione assist man.
Il Padova è bravo a rimediare al nostro avvio lampo e perviene al pari su una mischia innescata da una punizione dalla destra, malamente respinta da Seculin, in precedenza incerto su un altro calcio franco, stavolta dalla parte opposta, e però reattivo in una provvidenziale uscita di piede ben oltre il limite dell’area.
I biancoscudati se la giocano con le  qualità tecniche e con il mestiere di Rocchi e Pasquato, noi ci mettiamo le incursioni di Arini, la corsa e il calcio di Angiulli, oggi titolare neanche tanto a sorpresa, i cross di Zappacosta, un paio di tentativi di testa di Galabinov.
Su una girata del Trace vediamo un fallo di mano, ma il direttore di gara fa proseguire.
La ripresa pare avviata sui binari del pareggio. Si gioca molto poco, a causa di infortuni e manfrine. Intorno al ventesimo Mutti è costretto a sostituire il portiere.
Neanche un paio di minuti che Colombi, il nuovo entrato, deve raccogliere la palla in fondo al sacco. Il contropiede è fulmineo: il belga Ladrière, anch’egli da poco in campo, lascia sul posto Santacroce e serve in profondità Castaldo; Gigione crossa al centro per l’accorrente Arini che la mette di nuovo dentro, stavolta di testa.
Mariano è oggi un altro giocatore rispetto a quello di Reggio Calabria, stanco e falloso. Bene Angiulli, che ha giocato con personalità, provando anche la conclusione. Positivo l’impatto dell’ultimo arrivato Ladrière, davvero un bel trottolino. In difesa benissimo Faffolino, mentre Izzo esce alla distanza. Castaldo è sempre pericoloso, se non alla conclusione in fase di rifinitura.
Palermo ed Empoli passano a Crotone e Pescara e ci precedono in classifica rispettivamente di tre e due punti. Con un pizzico di buona sorte potevamo agguantare il primato. Ma va bene così.
La vera fortuna è che a casa mia non abbiano sentito la scossa di terremoto verificatasi nel frattempo tra Molise e Campania, di cui ho avuto notizia da un tweet: loro non se n’erano accorti, ed è toccato a me, che ero in viaggio, avvertirli. Potenza dei social media e della connettività mobile.

Trapani 1 – Avellino 1, il pareggio è come la cassata

Il pareggio è come la cassata: dolce al primo assaggio, con tutto quello zucchero che ti delizia il palato, insopportabilmente stucchevole già dal secondo boccone.
Dopo il punto preso a Spezia, al Provinciale di Trapani i Lupi mettono in carniere un altro pari esterno, uscendo indenni da due trasferte consecutive molto temute alla vigilia. Timori infondati, ad ogni modo: come già la compagine di Stroppa, anche quella di Boscaglia non ci mette mai in difficoltà, e alla fine l’Avellino Club Roma recrimina all’unanimità per una vittoria mancata. In classifica abbiamo fatto 30, ma, già che c’eravamo, potevamo fare 30 e lode, cioè 32.
Già nel primo tempo il taccuino segnala una netta prevalenza dell’Avellino: un cross dalla destra non finalizzato da Schiavon, una conclusione da fuori di D’Angelo, una percussione di stile rugbistico di Arini, una deviazione in spaccata di Izzo, una zuccata di Castaldo su traversone ancora di Zappacosta, due occasioni non finalizzate da Soncin, cui il Trapani risponde con due conclusioni dalla distanza di Pirrone e Basso. Nessuna palla-goal eclatante, ma una netta prevalenza dei nostri nel computo delle occasioni.
Nella ripresa è un crescendo dei verdi, fino alla rete del vantaggio. Si inizia con un tiro dalla distanza di Arini, Nordi ribatte sui piedi di Castaldo, conclusione di Gigione, nuova parata del portiere siciliano. Ma è l’occasione sprecata da Soncin, servito dalla destra da Zappacosta, a gridare vendetta. Ci provano ancora Castaldo, Arini e Galabinov (subentrato al Cobra), finché Mariano Settepolmoni non la butta dentro, finalmente, incornando su calcio d’angolo. Manca meno di un quarto d’ora: sembra fatta.
Il Legend pub esplode di gioia, ma i festeggiamenti non sono finiti che il Trapani pareggia con Mancosu, tutto solo in prossimità dell’area piccola, servito in posizione dubbia sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra.
Una conclusione larga del bulgaro e un colpo di testa di Abate, alto, chiudono il match.
Sulla strada del ritorno da San Lorenzo, conveniamo con Angelo Picariello nei giudizi postpartita: prestazione ottima, che alimenta i rimpianti per non aver fatto bottino pieno; la classifica si muove ancora, e i due pari esterni vanno ora capitalizzati con un pieno di punti nei tre incontri che ci separano dalla fine del girone d’andata.
Soprattutto, aggiungo io, per la prima volta nelle ultime cinque stagioni il Trapani di Boscaglia non sembra a noi superiore, anzi ci teme, ci subisce e ringrazia gli dei dell’Olimpo per il pareggio. Per me che ero al Provinciale quando i granata ci surclassarono nella finale play-off di Seconda Divisione, solo tre anni fa, e per tutti quelli che hanno sofferto sugli spalti o davanti alla tv quando, lo scorso maggio, il Trapani ci ha conteso fino all’ultimo respiro la Supercoppa di Lega Pro, è una confortante novità.
Preoccupa la scarsa capacità di finalizzare la mole di gioco prodotta: serve come il pane una seconda punta, poiché Soncin ha definitivamente le polveri bagnate, Galabinov alterna ottime prestazioni a prove svagate e Castaldo non può cantare e portare la croce.
Sugli scudi Arini, sia in fase di contenimento che in attacco, dove ci prova di forza, da fuori, con inserimenti in area piccola e di testa. Buona anche la prova di Izzo. Zappacosta è una spina nel fianco di Boscaglia, ma cala nel finale. Seculin si guadagna la pagnotta, in attesa che torni Saracinesca Terracciano.
Per stasera siamo quarti in classifica: da qui ripartiamo per i prossimi appuntamenti di campionato e per il mercoledì di coppa. Torino sarà biancoverde.

Avellino 1 – Varese 1: due partite in una, due punti in meno in classifica

Larghi spazi vuoti mi accolgono oggi al Partenio, dopo il sold out delle prime due uscite casalinghe: gli assenti hanno torto per definizione, quando si tratta del Lupo. E gli assenti – è cosa nota – frequentano principalmente le due tribune.
Pisacane non ha recuperato, gioca Peccarisi, in mediana Massimo sostituisce Togni. La panchina ospita finalmente Biancolino.
Sole a picco, tappeto verde stile patchwork dopo la parziale rizollatura.
L’avvio è del Varese: la difesa non è impermeabile e allora tocca a Terracciano e a un pizzico di buona sorte.
Buona iniziativa di Soncin, Castaldo prova la conclusione. Poi un tiro-cross di Massimo: ora siamo meno timidi.
Ancora Pietro Terracciano prodigioso su tiro a botta sicura di Pavoletti.
Arini crea e si divora un goal fatto, e sul ribaltamento il Varese ci castiga con una deviazione aerea di Rea su corner dalla sinistra.
All’intervallo lo svantaggio ci sta, ed è frutto di troppe scelte discutibili: Peccarisi centrale è impacciato e manda Fabbro fuori posizione; Bittante a sinistra è un pesce fuor d’acqua; Massimo non verticalizza e costringe Schiavon in copertura; a Soncin fa difetto la concretezza. Ci sarebbe molto da cambiare: Millesi o De Vito a sinistra, D’Angelo in mezzo per tamponare e ripartire, Galabinov in posizione di pivot. Non si può sostituire, invece, la terna arbitrale, che al solito penalizza i nostri con cartellini e fischi a senso unico.
Pronti, via, ed è un’altra partita. Castaldo coglie un palo in mischia, e per quanto il solito e fischiatissimo Pavoletti ci procuri ancora un paio di brividi, la ripresa è un monologo biancoverde, che conduce al meritato pareggio di Arini, abile di testa su sponda di Gigione a prolungare uno spiovente dalla destra di Zappacosta. Nel frattempo l’onda agonistica monta, grazie anche all’apporto del nuovo entrato Pape Dia, un altro giocatore rispetto a Lanciano. Massimo comincia a recuperare palloni, Izzo sale in cattedra, Castaldo si procura un rigore: sembra fatta, ma la sua conclusione è alta sulla traversa.
Non è finita, i Lupi attaccano ancora, mentre gli ospiti fanno mostra di non disdegnare il pari. Pape impegna su punizione il portiere avversario, che poi mura anche il tap in di Fabbro.
Il triplice fischio ci coglie in procinto di battere un calcio d’angolo: l’arbitro non ci concede l’ultima chance ed esce tra le contestazioni.
Solo applausi, invece, per l’Avellino, capace di ribaltare un primo tempo opaco con una ripresa arrembante, che solo la malasorte e l’imprecisione non tramutano in una vittoria.
Rinfrancato dalla buona prova dei Lupi, (non) mi smentisco e faccio il biglietto per Pescara.