Lost & found: Luigi Panarelli

“Statico sulla panchina, anguilla nelle discoteche”: è la fulminante definizione che di Luigi Panarelli, difensore dell’Avellino 2005/2006, dà un pezzo – godibilissimo – pubblicato dal sito tarantosupporters.it all’indomani dell’arcinota comparsata televisiva, che lo vede inginocchiato al cospetto di Laura del Grande Fratello 6 – al secolo Laura Torrisi – per chiederla in sposa.
Il matrimonio non andrà in porto, la stagione in biancoverde terminerà con l’esclusione dalla rosa dei titolari e la carriera del trentenne calciatore tarantino imboccherà una parabola discendente fatta di continui cambi di casacca, presenze con il contagocce, palcoscenici della periferia pallonara come Brindisi, Aversa o Genzano, tra le vigne dei Castelli.
Stopper o terzino ambidestro, olim giovane promessa (poi non mantenuta) nel Napoli e nel Torino, totalizza in Irpinia 14 presenze e una rete: quella della bandiera, al novantesimo di un Avellino – Brescia di inizio campionato, terminato con un sonoro 5 a 2 per le Rondinelle, orchestrate da un superbo Milanetto dietro Possanzini e Sasà Bruno, due che di goal ce ne hanno fatti a caterve.
Parte spesso dalla panchina, Panarelli: Colomba, subentrato a Oddo, lo fa entrare di solito nelle partite casalinghe a quindici o venti minuti dal termine con l’Avellino che vince di misura. Lui corre, corre, che neppure Forrest Gump, ma di cross – che io ricordi – ne fa pochi e gli altri nel frattempo pareggiano, di solito allo scadere.
A 38 anni Panarelli fa ancora calcio nella città dei due mari: la voce di Wikipedia che lo riguarda lo annovera nelle fila dell’Hellas Taranto. Che non è il Taranto-Taranto (ammesso che dopo i fallimenti in sequenza si possa stabilirne l’esistenza), ma una neocostituita società militante nel campionato di Eccellenza Pugliese, appena un gradino sotto rispetto ai rossoblu veri, e che come questi ultimi gioca allo Iacovone.
L’Hellas ha un bello scudetto, anch’esso rossoblu, con un elmo spartano che allude all’età mitica della fondazione dell’antica Taras, e un sito ancora in allestimento.
10698476_322580251257271_5333913694660925825_nAssente nella trasferta di Galatina contro la Pro Italia, il nostro ha esordito nella partita casalinga contro l’Altamura terminata con un pareggio per 1 a 1.
Calcio e gossip, ma anche altro. Qui una bella intervista nella quale fanno capolino le acciaierie dell’Ilva, il quartiere Paolo VI, l’attaccamento alla squadra della sua città natale.
E allora buon campionato anche a Panarelli: pallafatù.

Lost & found: Jonathan Vidallè

Mettiamola così: Jonathan Vidallè, argentino classe ’77, non è stato il miglior centravanti che abbia mai vestito la casacca biancoverde. Lo dicono i numeri, che per un attaccante non mentono mai: 13 presenze (playoff compresi) e una sola marcatura nel campionato di Serie C1, anno di grazia 2001.

Stesso ruolo e una vaga somiglianza con il connazionale Gabriel Omar Batistuta, dissimili le fortune calcistiche.

Dopo essersi formato nella cantera del Velez, a vent’anni Vidallè approda in Europa grazie all’Inter. Sandro Mazzola gli mette gli occhi addosso; la Beneamata lo dirotta prima agli svizzeri del San Gallo, poi alla Cremonese, a farsi le ossa in serie B.

A San Siro, però, Vidallè non ci metterà mai piede, e il trampolino di lancio diventa invece l’apice di una carriera irrimediabilmente declinante verso le categorie inferiori: in grigiorosso pochi spiccioli e nessuna rete a referto e l’anno successivo l’ingaggio a L’Aquila, in C2.

I rosssoblù abruzzesi, allenati da Aldo Luigi Ammazzalorso, vincono il campionato di C2 e Vidallè ne segna cinque.

Tecnico e centravanti si ritrovano l’anno successivo ad Avellino, dove il nostro approda nel mercato di riparazione. L’argentino è chiamato a rimpiazzare Nassim Mendil, beniamino dei tifosi, che fa le valigie in direzione Lecco.

L’Avellino di quell’anno è una gran bella squadra. Mascara, Fini, Costantino, De Zerbi, Ignoffo, Puleo, Polito sono tanta roba, la qualità del gioco è eccelsa, i risultati riaccendono l’entusiasmo sopito. Dopo un avvio incerto, sono ben 17 le gare consecutive senza sconfitte: il filotto comincia con la vittoria casalinga sulla Nocerina e termina esattamente un girone dopo al San Francesco, con i Lupi sconfitti dai Molossi per 2 a 0, nonostante il solito numerosissimo pubblico al seguito.

Qui vado a memoria, perché c’ero anch’io, e perché il World Wide Web non mi soccorre: proprio a Nocera esordisce Vidallè, che mette a dura prova il mio sentimento religioso quando fallisce un goal già fatto calciando sulla traversa a uno sputo dalla linea di porta.

Non ci sono, invece, nella successiva trasferta, quando l’Avellino supera l’Atletico Catania. Delle tre reti dei Lupi, il puntero segna la seconda. Clamoroso al Cibali: quella resta la prima e unica marcatura di Vidallè in maglia biancoverde.

Partito Ammazzalorso, parte anche Vidallè, che torna a L’Aquila. Ed è qui che lo ritroviamo il 27 aprile 2003, quando contro l’Avellino prima si procura un rigore, e poi con un colpo di testa in pieno recupero beffa la sua ex squadra e inchioda il risultato finale sul 2 a 2. Tra i quattromila al seguito ci sono anch’io – in una trasferta incastonata tra le vacanze di Pasqua in Irpinia e il ritorno in Lombardia – e pure stavolta le imprecazioni si sprecano, soprattutto quando l’autore del goal viene ad esultare sotto il nostro settore.

Da quella volta i destini dell’Avellino e di Vidallé si divaricano. Noi cominciamo l’altalena tra C e B, lui tra C1 e C2: dopo Taranto va a San Benedetto, Viterbo, Gela, Lanciano e Rieti. Quindi, nella stagione 2007/08, scende tra i dilettanti marchigiani e dice sì all’albiceleste del Centobuchi (sic), squadra dell’omonima frazione di Monteprandone, con cui gonfia il sacco in otto occasioni, di cui due dal dischetto; completano il quadro un’autorete, espulsioni e roventi polemiche.

Veniamo al dunque: che fine ha fatto Vidallè?

Arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo, collabora con il Parma come consulente per il mercato sudamericano. Entra quindi nello staff dirigenziale del Boca Juniors: il Web lo descrive come “braccio destro del direttore sportivo Pablo Budna”, è più precisamente uno dei componenti della segreteria tecnica del club xeneize, lo stesso nel quale alcuni decenni fa iniziò la carriera di calciatore suo padre, Enrique Vidallé, con l’accento acuto, di ruolo portiere.