Scritte sui muri #9: Sportivi benvenuti a Modena

Ubicazione: Stadio Alberto Braglia, Modena, porta carraia

Modalità: pittura a smalto

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È stato bello, poteva essere magnifico (Modena 1 – Avellino 0)

“Ho fatto il turno di notte a Melfi. Ho staccato, mi sono messo in macchina, ho fatto un salto a Lacedonia per andare a prendere un amico e insieme siamo venuti qui a Modena”.

“Ma tu sei Mario? Ti ho riconosciuto dalla sciarpa dei Lupi del Nord. Dio mio, quanti anni sono che non ci vediamo?”
“Non so, c’erano Galderisi e Oddo: dieci anni, o poco meno”.
“E questo ragazzo chi è?”
“Mio figlio: si è fatto grande, non è vero? Ora andiamo in trasferta insieme.”
“L’hai cresciuto bene, nel culto del Lupo. Alla faccia di quelli che tifano Inter, Milan o Juventus”.

“Carissimo! Quanto tempo!”
“C’era Vullo in panchina. Ti ricordi quella volta a Fermo? Una macchina dietro di me mi fa i fari. Mi dico: ‘Che vuole questo?’ Poi vedo le sciarpe biancoverdi che sventolano dai finestrini e capisco: gli amici dell’Emilia-Romagna”.
“Ti abbiamo riconosciuto subito: chi è che va in giro per le Marche di domenica mattina con una macchina arancione? Ho letto che ancora ce l’hai. E ti ricordi quella volta a Pesaro?”
“Certo, ci siamo conosciuti in piadineria. È bastato qualche sguardo, e senza dire neppure una parola abbiamo capito che anche l’altro era dell’Avellino”.

“Aspetta: tu sei il fratello di Andrea?”
“Tu sei …?”
“Mirko, il fratello di Antonio. Sto a Pisa”.

“Alfredo, e tuo fratello non è venuto?”
“Lo sai, non è tifoso. Abita qui, ma non c’è stato verso. La famiglia la rappresento io, che vengo da Venezia”.

“Fabio, eccoci”.
“Ti presento mia moglie, e questi sono i piccoli. Andrea, Rino ti ha portato le figurine. Scrivilo: non è vero che lo stadio è un posto poco adatto alle famiglie. Ne ho viste diverse, oggi”.
“Lo sai quanto mi fa piacere che ci vediamo. Tra due settimane c’è il Padova: è la volta buona che mantengo la promessa e ti vengo a trovare su in Friuli”.

“Pippo, cosa ci fai in trasferta?”
“Guarda la combinazione, ieri ero qui a Carpi a sbrigare un servizio. A mia moglie ho detto: ‘Domani andiamo alla partita”.

Arriviamo al Braglia con due ore di anticipo, e quello che accade prima della partita da solo basta a dare un senso a questo ennesimo sabato al seguito del bianco e del verde. È questa la mia gente, e la partita è forse solo un pretesto per dare sfogo a quella voglia di comunità, reale o immaginata, di cui non è possibile fare a meno.

Sistemiamo con cura lo striscione. La coreografia dice tutto quello che c’è da dire: questi sono i nostri colori. Siamo in tanti, forse in cinquecento.

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La sconfitta è meritata, e dice che non siamo pronti per obiettivi ambiziosi, poiché fuori casa stentiamo e la panchina è corta. Resta il fatto che le occasioni per il pareggio le abbiamo avute. Resta il fatto che, senza la beffa di martedì sera, a doppia firma Mancosu&Ghersini, tutto sarebbe stato diverso.

Applaudiamo i calciatori e li riconosciamo lupi come noi. In precedenza altri applausi e incitamenti per gli allievi del Modena, a compensare inutili frizioni con i tifosi modenesi sistemati in gradinata.

Sale il magone, monta la stanchezza per una giornata e un campionato lunghissimi e intensi.
Carmine alla guida, Nando e Michele, e 450 chilometri da percorrere per il ritorno, che stavolta non è certo più breve dell’andata.
Facciamo il conto delle trasferte fatte in questa stagione, tiriamo le somme di un anno di Avellino Club Roma.

È stato bello, poteva essere magnifico, e forse non è detta l’ultima parola.

Canarini, trivelle e mugliatielli (Avellino 2 – Modena 1)

È domenica mattina, e tuttavia la sveglia suona di buon’ora.
Ci sono ancora la valgia da preparare, i regali di Natale da impacchettare, la sciarpa nuova fiammante da mettere in borsa. Finché non entriamo in macchina metto a dura prova la pazienza di Elena. Partiamo poco prima delle 9, via di corsa verso Avellino: ci attende la partita col Modena.
Nonostante la solita coda sul Raccordo, spacchiamo il minuto e a un quarto a mezzogiorno siamo a casa, a recuperare papà, l’abbonamento e una bella sporta di calzoni ripieni e mandarini: bisogna pur sopravvivere.  In Terminio entriamo mentre lo speaker sta annunciando le formazioni. La nostra, stavolta, è la migliore possibile, con Togni in panca.
La partita è emozionante, dentro e fuori dal terreno di gioco. Sugli spalti, i Maestri della Sciarpata si esibiscono nella specialità della casa
L’Avellino parte bene: il diagonale di Castaldo, servito da Zappacosta, esce di un niente. Poi i Canarini prendono il sopravvento, nel gioco e nelle occasioni. Il palo dice no a una conclusione da fuori di Bianchi, e sulla ribattuta seculin è prodigioso nel respingere di piede.
Le manovre dei Lupi si dipanano sulla destra, mentre al centro facciamo fatica ad impostare. Poco prima del 45esimo, però, peschiamo il jolly. Capitan D’Angelo, sul filo del fuorigioco, intercetta una conclusione di Zappacosta, si gira e fulmina Pinsoglio.
Andiamo all’intervallo in vantaggio, e il fiero pasto portato da casa va giù che è una meraviglia.
Altrettanto corroborante l’avvio di ripresa. Prima Galabinov si vede intercettare dal portiere modenese una conclusione a colpo sicuro, poi Castaldo si divora il raddoppio a tu per tu con Pinsoglio, che non si fa superare dal pallonetto di Gigione.
Quando finalmente l’arbitro sanziona un fallo su Galagoal al limite dell’area, sul pallone ci va il Bulgaro, che la mette dentro con una parabola da brasiliano.
Sembra finita, ma non lo è. Il Modena coglie un altro legno, poi accorcia con Babacar che approfitta di un’improvvisa amnesia di Peccarisi. La sofferenza, del resto, è di prammatica, e vale a rendere ancora più belle partita e vittoria.
Benissimo Seculin, Zappacosta è il solito stantuffo, del trio di centrocampo Sc-Ar-D’A il migliore è il leone asceota. Sfortunato Castaldo, Galabinov sornione.

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Dopo il fischio finale, lo scambio degli auguri, poi a casa per un caffè e un giro veloce sui Social Network: i primi tweet con gli hashtag #Avellino e #Forzalupi sono in finlandese, e per fortuna c’è Google Translator.
Non c’è tempo di bloggare: bisogna andare a Gesualdo per il corteo contro le trivellazioni petrolifere in Alta Irpinia. Tra i partecipanti qualcuno innalza uno steccato da stadio, altri sfilano con la sciarpa biancoverde al collo.
In ballo c’è il futuro della nostra provincia: sarebbe bello se alla prossima occasione vi fosse il bandierone che quest’anno sventola in Curva Sud e che reca la sagoma dell’Irpinia.
La sortita gesualdese termina a tavola: diciamo no al petrolio, sì ai mugliatielli al sugo, autentica e rara prelibatezza della nostra cucina.