Alvaro di Garbatella e Quinto di Tormarancio (Una settimana da capolista)

Nel mercato di Garbatella c’è un baracchino che fa i panini con la trippa, gli straccetti, le polpette o il pollo con i peperoni. Cose leggere, dopo il lavoro mattutino agli orti urbani, sotto un sole giaguaro che sembra agosto.
Mentre sbocconcello il mio pranzo attacco bottone con Benedetto, uno che nel quartiere ci sta da settant’anni, ha lavorato ai mercati generali e ha fatto il buttafuori al Gilda, la discoteca per antonomasia negli anni del pentapartito.
Mentre mi racconta di Lando Fiorini e Renato Zero, di Alghero Noschese e di Gigi Sabani, arriva un ragazzo con la tuta dell’Atletico Garbatella. È infortunato e non scenderà in campo, oggi, nella trasferta di Tor Bellamonaca, a difendere i colori biancoverdi del mio rione.
Per effetto di questa apparizione, il discorso con Benedetto scivola sul calcio a Garbatella. Quello degli anni Cinquanta e Sessanta, dei campi sterrati dell’allora periferia e delle sfide tra i ragazzi delle borgate a ridosso della Colombo.
Il campo dell’OMI, a Tormarancio, è il teatro della sfida tra i locali e quelli di Garbatella.
L’arbitro, prima del fischio d’inizio, convoca i due capitani, che sono poi le teste calde delle due squadre. Uno è Alvaro di Garbatella. L’altro si chiama Quinto e sta a Tormarancio.
“Vi avverto: niente gioco duro. Al primo fallo vi ammonisco, al secondo vi butto fuori”.
Dopo pochi minuti Quinto entra duro su Alvaro: ammonito. Alvaro gli restituisce il favore e pareggia il conto dei cartellini. Infine Quinto si prende il secondo giallo e viene espulso.
Anziché andare a farsi la doccia (ma poi, c’erano davvero le docce al campo dell’OMI?), Quinto si fa dare la chiave dello spogliatoio dell’arbitro: quando la partita finisce, gliele dà di santa ragione, rimediando una squalifica a vita.
“Quinto è mì zzio”, fa il ragazzo del baracchino, mentre mi prepara il secondo panino. Suo zio: la controfigura di Tomas Milian nei film del Monnezza. Uno che di storie ne avrebbe da raccontare. Un po’ come Benedetto. E chissà Alvaro.
Mentre termino di scrivere, apprendo da Facebook che a Tor Bellamonaca la partita non si è disputata. Anche qui c’entra l’arbitro, che non si è presentato. Dopo due vittorie in avvio di campionato, con una partita in meno l’Atletico Garbatella rischia di perdere il primato in classifica.
Un po’ come l’Avellino, che domani va a Bari, dopo le vittorie odierne di Frosinone, Livorno e Bologna. Ha segnato perfino Abero.
Partita tosta, per di più inutilmente caricata alla vigilia. Meglio di me lo ha spiegato l’amico Angelo Picariello: il tifo sano si fa a favore, mai contro. Le provocazioni a mezzo social network non servono a niente, e anzi sono controproducenti.
Per fortuna, questa settimana da capolista conta al suo attivo un bel numero di momenti lieti: il primato della mia squadra non è passato inosservato, al lavoro, tra gli amici del calcetto, tra gli avventori della tavola calda dove vado a pranzo. Persino Diego Abatantuono, in una pubblicità radiofonica, fa menzione dell’Avellino.

Posr scriptum: Benedetto è un amico dell’Irpinia. All’epoca del terremoto, nel 1980, a Garbatella furono raccolti 180 milioni di lire, con i quali furono acquistati medicine, viveri e altri generi di prima necessità. Stipati in un furgone, furono distribuiti a Serino e Solofra. Il furgone lo guidava Benedetto.

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