Dalla Viribus alla Juventus: per aspera ad astra

Dalla Viribus alla Juventus: per aspera ad astra.
Dopo aver calcato negli anni recenti i polverosi teatri della provincia, meridionale e non solo (Adrano, certo, ma pure Pomezia o Lumezzane), la compagnia di giro biancoverde si esibisce stasera allo Juventus Stadium. Se sarà comparsa o protagonista, se ci sarà da piangere o da ridere, lo sapremo prima della mezzanotte.
Noi, che siamo la claque al seguito, in ogni caso applaudiremo.
Raramente mi capita di commentare articoli pubblicati on line. Mi è successo ieri, dopo aver letto un pezzo di una nota testata irpina: la partita di questa sera – scrive l’autore – è la festa di chi ha seguito la squadra fin dal giorno in cui essa è nata. Ma come – ribatto io – la squadra, questa squadra, è la stessa di sempre, fondata (per convenzione) nel 1912. Bisognerebbe aver compiuto 103 o 104 anni, e tifosi-Matusalemme io non ne conosco.
La società è la società, e la squadra è la squadra: l’Avellino è una e una sola, distinguere non si può e non si dovrebbe.
La continuità tra Aesse e Uesse è uno degli assi portanti dello statuto dell’Avellino Club Roma, che stiamo provando a buttare giù.
Provate a chiederlo a uno juventino: ci dirà di Tacconi e Vignola, Favero e Alessio, della storia che è di tutti noi e non solo dei custodi dell’ortodossia.
Con questo orgoglio andiamo a Torino: l’Avellino siamo noi, tutti noi.
Il viaggio scorre lungo la costa tirrenica; Aurelia e autostrada, lo stesso itinerario che ci ha condotto la scorsa settimana alla Spezia. Proprio durante quel viaggio, ecco via Twitter la notizia dell’anticipo del match di stasera: non ci siamo fatti cogliere alla sprovvista, e siamo qui, con le sagome delle Apuane che si stagliano alla nostra destra, il telefono del lavoro nell’altra mano, la sciarpa al collo, il biglietto in tasca e una speranza in fondo al cuore.
Pochi giorni fa ho vinto la riffa dell’Avellino Club Roma, è stato estratto il numero 17. Tutto può succedere: Fortuna audaces iuvat. E non mi riferisco ai bianconeri.

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Lost & found: Marco Tufano

Da Gaetano Grieco, cui è dedicato il post di ieri, ad un altro protagonista della splendida stagione 2006/07: Marco Tufano, esterno napoletano classe ’84, una buona propensione alla corsa e al dribbling, 23 presenze e due reti in campionato.

Il titolo, a dirla tutta, dovrebbe essere corretto in “Lost”, e basta: notizie recenti sulla sorte di Tufano il Web non le restituisce, dopo l’ultima stagione a Isola del Liri in Serie D e un passaggio in estate nell’Equipe Campania, compagine di calciatori svincolati. Non sembra, insomma, che il nostro ex abbia trovato squadra, almeno per il momento, anche in conseguenza delle nuove regole sul tesseramento obbligatorio di calciatori “under” nella categorie inferiori.

Per il momento Tufano – che ad Avellino è rimasto a vivere – deve consolarsi con i ricordi, neppure tanto remoti, di una buona carriera in C1 e C2 (Pistoiese, Latina, Avellino, Benevento, Melfi, Paganese) e di annate recenti in Serie D, comunque positive (Casertana, Viribus Unitis, Sibilla Bacoli): tra tutti, quello più bello è legato all’esperienza trascorsa in Irpinia, una rete contro il Teramo al culmine di una lunga cavalcata in contropiede, di cui ho buona memoria, dacché fu segnata proprio sotto la Curva Sud.

Per gli amanti della storia patria – dove per Patria qui intendo il Regno delle Due Sicilie – segnalo le apparizioni nella nazionale con le insegne dei Borbone, di cui ha vestito la fascia di capitano e che ha condotto nell’estate del 2012 alla vittoria nel quarto Trofeo del Mediterraneo: i nostri superano per 3 a 2 la Sardegna, e Tufano ne fa uno su rigore.

F come Forza e Coraggio

Da squadra di oratorio, la Forza e Coraggio di Benevento alla fine degli anni duemila raggiunge la serie D. Veste di giallorosso, come il Benevento “vero”, e il sorteggio la designa come avversario dell’Avellino Calcio.12 per il primo turno della Coppa Italia di Serie D, prima partita dei biancoverdi dopo il fallimento dell’Uesse e il tonfo tra i dilettanti dopo mezzo secolo di professionismo.
Il 12 luglio 2009 si gioca al Partenio, davanti a 4mila persone: la storia non è finita, sembrano dire, ma molte di queste non torneranno su quegli spalti per anni. Segna il carneade Aniello Nappi, poi l’Avellino vince ai rigori. Io esulto come un disperato e in differita in un internet point di Zara, ma i dalmati sono uomini di mondo e non ci fanno caso.
La settimana seguente arriva una pesante sconfitta in quel di Francavilla Fontana: per i Lupi la serie D è un mezzo calvario, con i playoff agguantati a spese della Rossanese dopo lo spareggio di Matera, la vittoria in semifinale contro il Trapani e la beffa in finale in quel di Lamezia: segna – a tradimento – tale Mangiapane, con una punizione da quaranta metri che sorprende il portiere e i settecento avellinesi al seguito, compresi me e mio padre.
La riammissione in serie C2 arriva in estate grazie al piazzamento playoff e alla tradizione sportiva della città, con tanti saluti a Viribus Unitis – che passa al Partenio davanti ai miei occhi increduli – Sapri, Rosarnese e Palazzolo.