Perché dovresti tifare proprio per la squadra della tua città?

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Mondocalcio Magazine

di Ryan Kelly*

Da ragazzino ero un tifoso sfegatato del Tottenham Hotspur. Non sono del nord di Londra, e tanto meno inglese, ma ero un tifoso: seguivo le sorti della squadra, guardavo le loro partite appena possibile e compravo (o piuttosto ricevevo) le divise non originali, che indossavo con orgoglio mentre tentavo di emulare i miei idoli Stephen Carr, Jürgen Klinsmann e Darren Anderton.

Per aver scelto quella squadra, dovevo sopportare gli inevitabili sfottò di quelli che ho sempre pensato fossero tifosi di Liverpool e Manchester United solo perché erano club vincenti, e scoprii persino di essere vagamente solidale con altri sofferenti sostenitori degli Spurs.

Ma era una mia scelta? Cioè, tifare per gli Spurs era davvero una mia scelta?

La risposta breve è no; ero, per usare un termine piuttosto crudo, indottrinato. Mio padre (neanche lui del nord di Londra) tifava per gli Spurs e, al tempo, pareva…

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Pescara 1 – Avellino 1, Lupi imbattuti all’Adriatico

Dal Tirreno all’Adriatico, l’Italia coast to coast per sostenere l’Avellino: si parte dalla rotonda Cristoforo Colombo di Ostia, la spiaggia nascosta dietro le inferriate degli stabilimenti balneari, e tre ore dopo si arriva sulla sponda opposta. Neppure a Pescara vediamo il mare, ma ci sono i pini e alcune belle ville liberty.
L’equipaggio è di prima scelta, e la formazione la conosciamo in anticipo: le novità sono molte e inattese.
Lo stadio è molto diverso da come lo ricordavo dallo spareggio col Gualdo: dopo il restyling l’Adriatico è decisamente un impianto moderno. Peccato che la pista di atletica tenga lontani gli spalti dal terreno di gioco.
Il primo tempo scorre all’insegna di un assoluto equilibrio. La squadra è ben messa in campo, copre gli spazi, ma non riesce a ripartire: i due davanti, Herrera e Galabinov, non riescono a imbastire granché, ma neppure i padroni di di casa si rendono pericolosi, ad eccezione  di una mischia salvata da Fabbro. 
L’equilibrio si rompe allo scadere: Peccarisi, oggi molto impreciso nei rilanci, atterra (forse) un avversario e sulla punizione Viviani non lascia scampo a Terracciano.
Lo svantaggio, immeritato, non deprime i nostri, che rientrano dagli spogliatoi belli carichi e con un Castaldo in più: dopo tre minuti pareggia Massimo, che raccoglie una respinta corta da calcio d’angolo e infila Pelizzoli di precisione.
La partita si apre e le occasioni si moltiplicano, da ambo le parti.
In contropiede, sul finale, sprechiamo troppo, con Galabinov, Gigione e il subentrato Bittante, il bulgaro in versione Galbaninov, formaggio assai reclamizzato ma poco saporito, che cade (forse) da solo dopo aver superato l’ultimo difensore.
Il ritorno è lungo: la sosta all’autogrill poco dopo Avezzano (a una temperatura di 10 gradi) ci consegna la soddisfazione per il pari contro un avversario quotato e un pizzico di rammarico per le occasioni non concretizzate nel finale.

Avellino 1 – Varese 1: due partite in una, due punti in meno in classifica

Larghi spazi vuoti mi accolgono oggi al Partenio, dopo il sold out delle prime due uscite casalinghe: gli assenti hanno torto per definizione, quando si tratta del Lupo. E gli assenti – è cosa nota – frequentano principalmente le due tribune.
Pisacane non ha recuperato, gioca Peccarisi, in mediana Massimo sostituisce Togni. La panchina ospita finalmente Biancolino.
Sole a picco, tappeto verde stile patchwork dopo la parziale rizollatura.
L’avvio è del Varese: la difesa non è impermeabile e allora tocca a Terracciano e a un pizzico di buona sorte.
Buona iniziativa di Soncin, Castaldo prova la conclusione. Poi un tiro-cross di Massimo: ora siamo meno timidi.
Ancora Pietro Terracciano prodigioso su tiro a botta sicura di Pavoletti.
Arini crea e si divora un goal fatto, e sul ribaltamento il Varese ci castiga con una deviazione aerea di Rea su corner dalla sinistra.
All’intervallo lo svantaggio ci sta, ed è frutto di troppe scelte discutibili: Peccarisi centrale è impacciato e manda Fabbro fuori posizione; Bittante a sinistra è un pesce fuor d’acqua; Massimo non verticalizza e costringe Schiavon in copertura; a Soncin fa difetto la concretezza. Ci sarebbe molto da cambiare: Millesi o De Vito a sinistra, D’Angelo in mezzo per tamponare e ripartire, Galabinov in posizione di pivot. Non si può sostituire, invece, la terna arbitrale, che al solito penalizza i nostri con cartellini e fischi a senso unico.
Pronti, via, ed è un’altra partita. Castaldo coglie un palo in mischia, e per quanto il solito e fischiatissimo Pavoletti ci procuri ancora un paio di brividi, la ripresa è un monologo biancoverde, che conduce al meritato pareggio di Arini, abile di testa su sponda di Gigione a prolungare uno spiovente dalla destra di Zappacosta. Nel frattempo l’onda agonistica monta, grazie anche all’apporto del nuovo entrato Pape Dia, un altro giocatore rispetto a Lanciano. Massimo comincia a recuperare palloni, Izzo sale in cattedra, Castaldo si procura un rigore: sembra fatta, ma la sua conclusione è alta sulla traversa.
Non è finita, i Lupi attaccano ancora, mentre gli ospiti fanno mostra di non disdegnare il pari. Pape impegna su punizione il portiere avversario, che poi mura anche il tap in di Fabbro.
Il triplice fischio ci coglie in procinto di battere un calcio d’angolo: l’arbitro non ci concede l’ultima chance ed esce tra le contestazioni.
Solo applausi, invece, per l’Avellino, capace di ribaltare un primo tempo opaco con una ripresa arrembante, che solo la malasorte e l’imprecisione non tramutano in una vittoria.
Rinfrancato dalla buona prova dei Lupi, (non) mi smentisco e faccio il biglietto per Pescara.

Lost & found: Marco Tufano

Da Gaetano Grieco, cui è dedicato il post di ieri, ad un altro protagonista della splendida stagione 2006/07: Marco Tufano, esterno napoletano classe ’84, una buona propensione alla corsa e al dribbling, 23 presenze e due reti in campionato.

Il titolo, a dirla tutta, dovrebbe essere corretto in “Lost”, e basta: notizie recenti sulla sorte di Tufano il Web non le restituisce, dopo l’ultima stagione a Isola del Liri in Serie D e un passaggio in estate nell’Equipe Campania, compagine di calciatori svincolati. Non sembra, insomma, che il nostro ex abbia trovato squadra, almeno per il momento, anche in conseguenza delle nuove regole sul tesseramento obbligatorio di calciatori “under” nella categorie inferiori.

Per il momento Tufano – che ad Avellino è rimasto a vivere – deve consolarsi con i ricordi, neppure tanto remoti, di una buona carriera in C1 e C2 (Pistoiese, Latina, Avellino, Benevento, Melfi, Paganese) e di annate recenti in Serie D, comunque positive (Casertana, Viribus Unitis, Sibilla Bacoli): tra tutti, quello più bello è legato all’esperienza trascorsa in Irpinia, una rete contro il Teramo al culmine di una lunga cavalcata in contropiede, di cui ho buona memoria, dacché fu segnata proprio sotto la Curva Sud.

Per gli amanti della storia patria – dove per Patria qui intendo il Regno delle Due Sicilie – segnalo le apparizioni nella nazionale con le insegne dei Borbone, di cui ha vestito la fascia di capitano e che ha condotto nell’estate del 2012 alla vittoria nel quarto Trofeo del Mediterraneo: i nostri superano per 3 a 2 la Sardegna, e Tufano ne fa uno su rigore.

Lost & found: Gaetano Grieco

Il pallone, come la vita, è pieno di incongruenze: come può, uno con due piedi del genere, precipitare a soli trent’anni fino al secondo livello del calcio dilettantistico? Come può, uno che a diciotto anni incantava Marassi, a ventitré calcava l’erba del San Paolo e la stagione seguente infiammava il Partenio, esibirsi ora al Vezzuto-Marasco di Monte di Procida?

Costui è Gaetano Grieco, numero dieci sulle spalle e dieci reti in biancoverde nella stagione 2006-2007, quella con Galderisi in panca e Biancolino capocannoniere, terminata con la vittoria ai play off sul Foggia. Su YouTube c’è un video dell’amico Lupodan: Grieco è “Il Mago”, e in effetti i calci di punizione con cui infila nell’ordine la Juve Stabia, la Salernitana e la Samba lasciano gli spettatori carichi di meraviglia come di fronte a una prestidigitazione di Silvan. Tra le reti anche un rigore, messo a segno contro il Lanciano in trasferta.

I frentani ieri ci hanno restituito pan per focaccia, ma questa è un’altra storia. Quella di Grieco ci conduce a Frattamaggiore, hinterland napoletano: vi gioca la Nerostellati Frattese, militante nel girone A del campionato di Eccellenza campana, cui sono iscritte squadre con una qualche tradizione come Giugliano, Neapolis, Puteolana.

Proprio contro la Puteolana, che gioca appunto a Monte di Procida, ha esordito oggi la Frattese, imponendosi per 3 a 2 in trasferta; la prima rete l’ha messa a segno, manco a dirlo, Gaetano Grieco, naturalmente con una punizione delle sue, dopo appena sei minuti di gioco I duecento spettatori presenti sono dei privilegiati: questo goal noi difficilmente lo vedremo, ed è un peccato, perché Gaetano Grieco le punizioni le sa battere.