Avellino 1 – Ternana 0, il primato quasi in tempo reale

Tra gli effetti nefasti del calcio moderno c’è anche questo: se la partita si gioca la domenica alle 18,00 al Partenio, e se dopo il triplice fischio devo tornare di filato a Roma, manca il tempo di bloggare.

O guido o digito, tertium non datur. A meno di ripiegare su un inedito live blogging, con rapide incursioni sulla tastiera prima del match, nell’intervallo e dopo il novantesimo.

Si inizia al termine di un lauto pranzo in famiglia: a tavola la concentrazione di tifosi di tutte le età è elevatissima, lo schermo televisivo è un monoscopio fisso sulla pagina 213 di Televideo. Salutiamo Zio Tarquinio e torniamo a casa giusto in tempo per i finali: l’Empoli pareggia, Latina e Stabia perdono, per i Lupi la vetta è a portata di mano.

In fondo il calcio moderno qualche aspetto positivo ce l’ha: conoscere i risultati in anticipo, oggi, è un lusso. La speranza dice vittoria, il realismo non disdegnerebbe il pareggio.

Il prologo è una coreografia di altra categoria, la Sud trabocca di entusiasmo e l’avvio veemente. Peccato per il terreno di gioco, davvero pessimo.

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Siamo nell’intervallo, e il bilancio è dolceamaro. Pesa la rete fallita nel finale da Castaldo. La Ternana a più riprese si propone in avanti e sempre dà l’impressione di grande pericolosità. Entra De Vito a sostituire uno spaesato Abero.

Nella ripresa segna Castaldo, di testa su angolo dalla sinistra di Togni. Ma non è finita. Si soffre, e il palo delle Fere ci fa tremare. Terracciano in area piccola sbroglia situazioni complicate. Sprechiamo troppo in contropiede.

Finisce con una vittoria meritata, che ci consegna il primato. È un sogno, dal quale non voglio svegliarmi.

Avellino 2 – Novara 1: buona la prima

Ci preoccupiamo di uscire di casa con un’ora di anticipo, e questa è già una notizia. L’altra è che quando arriviamo la nostra storica postazione in Tribuna Terminio, in asse con la linea di centrocampo, è bella che occupata. C’è gente, insomma, e altra ne arriva, fino a coprire l’attuale capienza del nuovo Partenio: la serata è di gala, e il previsto sold out si tramuta in un bel colpo d’occhio. Sui gradoni appena ridipinti siedono intere famiglie. Davanti a noi una coppia di Bologna, con i due figli di verde vestiti: ci diamo appuntamento per le trasferte emiliano-romagnole. Alcuni amicI di vecchia data e i tribunisti dell’Avellino Club Roma. La Curva Sud è in gran spolvero.

Questa la cornice, ma il quadro non è da meno. La squadra è ben messa in campo e gioca bene. La difesa è una diga olandese; Togni ha i classici piedi educati, e se perde qualche palla di troppo ci pensa Arini a recuperarla; Schiavon cresce alla distanza, rivelando buone doti di incursore; Zappacosta e un disinvolto Bittante difendono e attaccano sulle fasce; Galabinov lavora di fisico, Castaldo di tecnica e astuzia.

Il rigore che sblocca il match è solare: Castaldo si inventa un pallone giocabile una palla vagante e il portiere ospite lo stende. Chissà perché, l’arbitro si dimentica di sventolargli in faccia il cartellino rosso. La finta di Gigi lascia di sasso Kosicky e manda in paradiso i diecimila del Partenio.

Il raddoppio di Zappacosta vale il gol di Carlos Alberto nella finale dei mondiali di Messico ’70. L’azione è corale, l’assist di Galabinov, il diagonale del numero 2 una perfetta sintesi di potenza e precisione.

La rete dei piemontesi, autori di una reazione tradiva, nasce invece da un’uscita sfortunata di Seculin, che si lamenta per un fallo che dagli spalti non sembra esserci: dopo aver sfiorato il 3 a 0 (palo di Schiavon), i Lupi devono difendere il risultato e la palla, all’occorrenza, è spedita in tribuna ed oltre di essa.

Finisce con i biancoverdi in trionfo sotto la Sud e poi la Terminio e il Professore Marinelli a sventolare il bandierone a scacchi, che da maggio adorna il balcone della mia casa paterna.

Sabato si va a Latina: anche quest’anno, ai pontini ricorderemo chi è la capolista.