Categorici con i Pitagorici (Avellino 2 – Crotone 0)

Parcheggiamo e il cielo si apre, squarciato da un raggio di sole.
Papà mi guarda, io lo guardo, e senza dirci nulla lasciamo i rispettivi ombrelli sul sedile posteriore.
Entriamo in Terminio prima del solito, con noi zio Tarquinio, che la sa lunga e si è munito di k-way.
Lo stadio è gremito e rumoroso. Oggi non ce n’è per nessuno: c’è aria di vittoria, cresciuta in settimana giorno dopo giorno; c’è voglia di scrollarsi di dosso le ambasce e le polemiche degli ultimi lunghissimi cento giorni.
Rastelli mette in campo una difesa a quattro, Togni in posizione di centromediano, Ladrière insieme a capitan D’Angelo e Schiavon; in attacco Galabinov si riprende la maglia da titolare.

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Per fortuna gli anziani della famiglia guadagnano la postazione a ridosso della tribuna stampa, protetta da un tettoia: neanche cinque minuti e comincia a piovere fitto.
Segna sotto la pioggia Eros Schiavon, che riprende una palla smanacciata dal portiere su traversone di Galabinov. Poco dopo inizia il diluvio. La curva si trasferisce nell’anello inferiore,  io pure riparo al piano di sotto, perché la tettoia è già occupata e l’ombrello di Marco serve a poco, quando la pioggia diventa diluvio prima, e poi grandine.

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Si sta bene, al piano inferiore: il tifo rimbomba, e si incontrano facce diverse da quelle consuete. Duetto fino al 45esimo con un bambino che grida più di me e mi elargisce inattese perle di saggezza tattica.
Il Crotone spinge sulla destra con Del Prete e spreca una grossa occasione in contropiede, noi arretriamo appena ma controlliamo bene, con Izzo alla Beckenbauer, Peccarisi insuperabile e il Romulo Lazzaro Togni a suo agio anche sul pantano. Sulla fascia Zappacosta arremba come fosse il girone d’andata, Galabinov lavora bene fuori area, Castaldo è fermato da un intervento dubbio, forse di mano, dell’ultimo difensore calabrese.
La ripresa la guardo dall’anello superiore: Giove Pluvio si impietosisce e concede una tregua.
Il Dio Bulgaro, invece, grazia in diverse occasioni l’estremo ospite: una volta fallisce un rigore in movimento; un’altra è la maglia tirata che ne frena l’elevazione; poi Andrey non tira quando dovrebbe e serve male Castaldo; infine annaspa nella palude che inghiotte il dischetto e non finalizza un batti e ribatti.
Al festival delle occasioni fallite di un niente partecipano Schiavon, spinto da tergo (rigore!), il subentrato Angiulli, anticipato al momento del tiro dopo una percussione centrale, e Gigione, che stoppa male un bel pallone di Ladrière, cresciuto a vista d’occhio nella ripresa.
Il raddoppio, sacrosanto, giunge infine nell’extra time, e lo firma Galabinov, che se lo meritava, dopo aver sovrastato nella corsa il difensore e dribblato il portiere.
Una partita ben giocata, con la testa e con i polmoni, una festa che il Partenio aspettava da tempo, una liberazione per Rastelli, Zappacosta, Togni, Galabinov.
All’uscita Dario De Simone mi chiede delle prospettive play-off: la trasferta di Cesena ci dirà di più, ma ora è tempo di godersi questa vittoria (e questa stagione), senza soverchi calcoli.

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