Dramma, fantasy o soap opera?

Succede di tutto, durante e dopo Avellino – Cittadella, che i Lupi vincono per uno a zero.
Per quanto non fossi allo stadio, un’idea me la sono fatta.
Chi non ha attenuanti è quella rumorosa minoranza della Tribuna Terminio che, non da oggi e a prescindere dai risultati, sfoga la proprie frustrazioni contro i calciatori, il tecnico, la società, con una cattiveria inferiore solo alla propria ignoranza in fatto di pallone. Ecco perché l’anno prossimo abbandonerò quei gradoni, che ho iniziato a frequentare l’anno della Serie D, quando si era pochi e felici, ed emigrerò in Montevergine.
Ha invece l’attenuante della provocazione grave e reitetata Millesi, che la pagnotta se l’è sempre guadagnata da quando – undici anni fa – è sbarcato alle falde del Partenio, e che qualcosina qui ha vinto. Ciccio resta per me quello che segna due reti a Bergamo nello spareggio di ritorno contro l’Albinoleffe, l’ultimo ad ammainare la bandiera. Solo che l’attenuante si annacqua di fronte all’aggravante di essere caduto dritto dritto nella provocazione, come un fringuello nella rete: da uno così esperto, che indossa la fascia di capitano, non te lo aspetti.
Sbaglia la squadra, a fine gara, a non festeggiare insieme ai tifosi la vittoria – e con essa la salvezza virtualmente acquisita – e a non riuscire a distinguere tra tribuna e curva, tra chi contesta e chi sostiene. Ha però l’attenuante dei motivi di particolare valore morale: la solidarietà del gruppo con il proprio capitano va compresa, ed è in base a questo criterio che assolvo con formula dubitativa Rastelli, sotto accusa per la conferenza stampa post partita, ma che non poteva che prendere le parti dei suoi giocatori.
Per chi conosce come vanno le cose in curva (in una qualsiasi curva), la contestazione alla porta carraia e il successivo comunicato della Sud rispondono a un copione ampiamente prevedibile, per certi aspetti giustificato. La reazione ha un suo fondamento, e però non riesco a condividerne le modalità e i contenuti.
Personalmente preferisco una squadra che vince ignorando i tifosi a una che li blandisce e poi perde, sicché dal mio punto di vista ci si doveva concentrare sull’acquisita permanenza in B (massimo traguardo delle ultimi ventitré stagioni), e magari iniziare a ragionare in chiave play-off. Le questioni in sospeso si sarebbero potute affrontare in settimana e con assai meno clamore. E invece no.
Quanto ai contenuti della contestazione, questi ragazzi onorano la maglia e non si meritano l’epiteto di mercenari: di quelli ne abbiamo visti molti, in passato, e dovremmo essere ormai in grado di non mischiare le mele con le pere.
Cosa prevede ora la sceneggiatura? Ci sono almeno tre possibili finali.
Il primo prevede il progressivo allargamento della frattura tra squadra e tifo organizzato, con la società assente o almeno silente, da cui deriva un finale di campionato costellato di sconfitte e la probabile retrocessione l’anno venturo. Qui la storia vira nel dramma.
Il secondo vede Pisacane nei panni di Collovati, Schiavon in quelli di Tardelli e Rastelli nel ruolo di Bearzot: le polemiche alimentano lo spirito di squadra e si tramutano in vittorie, un po’ come quella volta del Mundial di Spagna. Il genere è qui il fantasy.
Il terzo possibile finale – quello più probabile – vede la società adoperarsi per il rituale chiarimento tra le parti (confronto franco o almeno una qualche forma di tregua), con Millesi che ci mette la faccia e ci rimette la fascia, e la curva che ottiene pubblica riparazione. Il genere è qui la soap opera, che però è un genere che dalle nostre parti funziona egregiamente, e che di solito prevede un happy end.
La stagione è tutt’altro che finita. Dal primo tifoso all’ultimo panchinaro, tutti devono fare la propria parte. Se non siamo in grado di comprenderlo, allora ci meritiamo Casillo e Pugliese.

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