La mattata (Avellino 1 – Latina 1)

La mattata, per dirla con Fernando, l’abbiamo fatta noi, lasciandoci alle spalle la Capitale mezza allagata, subito dopo pranzo, per affrontare l’incognita del Grande Raccordo Anulare col traffico del venerdì e il nubifragio in corso.
Ci ha detto bene, anzi di lusso, però: organizzazione ferrea e fortuna sfacciata, qualche rallentamento, ma niente di più.
La mattata l’ha fatta il nostro allenatore, quando nella ripresa, in svantaggio di una rete e a corto di gioco e fiato, cala il poker di punte, prima Camillo Ciano, ultimo asso nella manica Raffaele Biancolino. Nella mischia Rastelli getta anche un volitivo Millesi.
Ci dice bene, anzi di lusso, però: tutti in avanti e un pizzico di buona sorte sulle inevitabili ripartenze neroazzurre.
Il neoacquisto dà vivacità alla manovra, il Pitone conferma quanto si diceva di lui da qualche settimana: è in forma, lotta come un ossesso su ogni palla, ci prova in sforbiciata, e quindi, in posizione di pivot, serve proprio a Camillo l’assist del pareggio quando siamo al primo di recupero. Angelo mi abbraccia forte, grida e piange come un bambino, e io non sono da meno.
Un altro giro di lancette e un’azione rugbistica porta Castaldo a un soffio dal vantaggio: Gigione ciabatta di destro e spreca il classico goal che avrei fatto anch’io.
E così, a consuntivo, annotiamo un primo tempo scialbo, una manovra asfittica, una condizione fisica deficitaria, la mancata vittoria casalinga contro gli aborriti pontini, un solo punto in due partite, la prospettiva di un girone di ritorno in salita, la delusione per un mercato un po’ così. Sull’altro piatto della bilancia, tuttavia, un finale veemente, la capacità di grattare il fondo del barile anche quando non sembra essercene più, lo smacco agli avversari ormai certi del colpaccio, un punto che muove la classifica e ci mantiene in quota nonostante il momento negativo, un Ciano subito in goal e una rosa ampia, nella quale per ognuno arriva il momento di essere chiamato in causa.
A mente fredda, dopo averci dormito su, potevamo sì perdere, ma alla fine, senza arbitro e buona sorte, il Latina le avrebbe prese.
Già, l’arbitro. Al quarto d’ora non vede un rigore netto su Galabinov. È restio a mostrare i cartellini e grazia Jonathas che, ammonito, lo manda platealmente a quel paese. Ci nega un angolo per una deviazione di Iacobucci su siluro di Zappacosta e sul ribaltamento il Latina fa goal. Non concede la rete su un salvataggio di Alhassan sulla linea di porta: dagli spalti ci è parso goal, le immagini mostrano il difensore con entrambi i piedi bel oltre la linea di porta, ma – arbitro o fortuna – la palla ufficialmente non entra.
In attesa dei risultati di questo pomeriggio, ci proiettiamo sulla trasferta di Terni. Con Tesser in panca, le Fere sono in ripresa: inutile fare voli pindarici, un punto sarebbe oro colato, se vi si aggiungesse il ritorno alla vittoria in casa. A patto che la condizione fisica migliori e Rastelli prenda atto che il limone è spremuto e non fa più succo. Mi riferisco alla necessità di far rifiatare, magari a turno, i tre del centrocampo, inserendo un elemento in grado di costruire gioco meglio di un Arini fuori ruolo come centrale. Anche Castaldo, spiace dirlo, deve riposare. Millesi, Angiulli, Pizza, Ciano, magari Togni e Abero, e naturalmente Biancolino: le alternative ci sono, è arrivato il tempo di praticarle, sia a livello di uomini che sotto l’aspetto tattico.

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