Il teorema di Pitagora: Crotone 3 – Avellino 2

In ogni triangolo rettangolo il quadrato costruito sull’ipotenusa è sempre equivalente alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. Cosi il teorema di Pitagora.
Altrettanto dimostrabile, alla vigilia, e con pari rigore scientifico, la seguente proposizione: se l’avversario ne ha segnati ventitré e ne ha subiti ventidue, la partita la vinci o la perdi in difesa.
E la partita contro i Pitagorici, oggi, l’abbiamo persa in difesa, orfana di Terracciano e Fabbro e con un Pisacane che la settimana l’ha passata in infermeria, scarsamente sorretta da un centrocampo troppo molle in fase di filtro: Arini si danna come al solito, ma il rientrante Massimo non la vede mai, mentre D’Angelo, pure lui alle prese con i postumi della battaglia con le Vespe, getta ben presto la spugna.
Il Crotone si dimostra squadra tecnica e veloce e vince meritatamente: pronti, via, e i calabresi sono già in vantaggio; l’Avellino segna con Zappacosta e Castaldo, ma un attimo dopo i padroni di casa pareggiano e poi vanno sul 3 a 2. Nei momenti topici loro ci sono, i nostri no. E a nulla vale una ripresa a larghi tratti dominata dai Lupi, con Izzo a cui non riesce la deviazione-goal.
Sul banco degli imputati – inutile girarci intorno – finisce Seculin, che in occasione della prima e della terza segnatura avversaria non esce come avrebbe dovuto. A vedere la partita con noi dell’Avellino Club Roma c’era, anche oggi, Pietro Terracciano, ancora infortunato: la sua presenza ci rende orgogliosi, ma è tempo che il nostro portiere titolare ritorni tra i pali.
Altri indizi portano invece ad attribuire la sconfitta ad una rosa ridotta ai minimi termini a causa di infortuni vecchi e nuovi e squalifiche in serie. Con il passare delle giornate la situazione non può che peggiorare: urgono rimedi, sia in quantità che in qualità. Se per recuperare getti nella mischia Soncin e Biancolino, vuol dire che nella faretra le frecce scarseggiano.
Con questa amarezza che ti rovina la serata e con la pioggia che scende copiosa da più di ventiquattro ore, di questo pomeriggio non resta molto da salvare.
Sul piano tecnico, le due reti odierne ribadiscono il buono stato di forma del nostro attacco, con Castaldo alla terza rete di seguito.
Su quello personale resta il piacere di aver scambiato qualche battuta con il nostro numero uno: era già successo la scorsa estate, a Stromboli, quando con mio padre ci eravamo imbattuti in un ragazzone con i pantaloncini verdi dell’Unione Sportiva. Incuriositi, dopo una rapida indagine, avevamo concluso trattarsi di Pietro Terracciano, in predicato di firmare per la nostra squadra, sicché, nell’occasione successiva, ci eravamo rivelati per quello che siamo: due tifosi sfegatati.
Il tuo beniamino che si ricorda di quell’episodio, le chiacchiere sull’isola e sul vulcano, una stretta di mano, una foto insieme a lui, ed ecco che il peso della sconfitta odierna è almeno un po’ meno opprimente.

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