Dum Romae luditur, Cittadella expugnatur

Il locale nel quale si riuniscono stasera i Lupi della Capitale pare meglio adatto alla visione del Superbowl: atmosfera stelle e strisce, magliette della Nba e gagliardetti della Nhl, arredi in legno, ti aspetti che da un momento all’altro faccia il suo ingresso una banda di motociclisti in versione Easy rider.
Sul grande schermo del Legend Pub va invece in onda Cittadella – Avellino, e tanto basta a diradare il sogno americano, soppiantato da quelli d’alta classifica frammisti agli incubi di un passato neppure lontano: di fronte a noi una bestia nera che solo l’Albinoleffe ce le ha suonate più spesso. Nel brutto logo del Cittadella, il peggiore di tutto il calcio professionistico, campeggiano una torre merlata e quattro palloni, tanti quanti quelli che ci ha rifilato Diego Armando Meggiorini nell’ultima nostra apparizione al Tombolato.
Meglio essere cauti, dunque, per la cabala e per gli infortuni che ci azzoppano metà squadra. Mancano Terracciano, Fabbro e Castaldo: alla vigilia, su un bel pareggio io ci farei la firma.
La nuova tana dei Lupi è gremita all’inverosimile, e la soglia psicologica delle cinquanta unità raggiunta e superata. “Simmo cchiù nui qua che i tifosi d’o Cittadella ‘o stadio”, come sempre vuoto. Arrivano hamburger e patatine, si fuma come ai tempi che furono. Arnaldo ha portato lo steccato, mentre la regia televisiva inquadra a più riprese lo striscione sugli spalti.
Mi sono perso i primi dieci minuti: abito a Roma da cinque lustri, ma ancora sbaglio strada sul più bello, e nell’occasione mi impappino in tangenziale.
Mi dicono di un’occasione per Galabinov (sarà vero?), io faccio in tempo ad annotare un bel salvataggio di Seculin su incornata di Coralli. Il Citta sfonda sul lato di De Vito. Brividi su una bella combinazione su punizione: i rimpalli e la fortuna ci consentono di tenere la porta inviolata.
Zappacosta da distanza siderale scalda i guantoni di Di Gennaro, poi un sinistro vincente del Bulgaro – stasera in gran forma – infiamma i cuori e le ugole dei tifosi al ventottesimo: uno a zero per noi e nel pub parte il “lu-pi lu-pi”. I granata sono sotto ed è sempre una bella sensazione.
Da una parte e dall’altra si randella che è un piacere, e ne fa le spese Rastelli, espulso.
Alla ripresa del gioco uno scellerato esterno destro di Schiavon solo davanti al portiere ci impedisce di mettere in ghiaccio il risultato.
Va via il segnale per alcuni minuti, e il turpiloquio trionfa.
Quando Sky ripristina il collegamento, a Cittadella diluvia. La seconda rete di Galabinov, in contropiede, è meravigliosa: quando la sassata, ancora di sinistro, si insacca, tutta la pioggia depositata sulla rete schizza via, con notevole effetto scenico. Una rete da vedere e rivedere fino allo sfinimento.
È passato da poco il quarto d’ora, c’è da stringere i denti, e però c’è Arini, mentre il terreno si fa pesante.
Due conclusioni dalla distanza, una per parte, non sorprendono gli estremi avversari, mentre la fiondata di Alborno esce di un soffio. Entra, invece, il colpo di testa di Coralli, a un minuto dal termine e poco dopo Di Roberto e poi Perez, in mischia, ci graziano. Sacrificio, è quello cui la mia squadra è votata, come canta Ghemon.
Finisce due a uno per noi, ed è giusto così: Cittadella è espugnata, mentre a Roma si festeggia.

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