Mondiale 2014, Prandelli “spegne” twitter a calciatori. È giusto farlo?

Come farei la domenica sera senza @alefabbrosmith o @faffolino?

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C’erano una volta le carte, il biliardino, le passeggiate e due chiacchiere in salotto. Il passato che non conosceva ancora il 2.0. Oggi nei ritiri – che siano di club o nazionali – “comandano” console e social networks.Twitter su tutti.

E, giocoforza, cambia il rapporto tra calciatori e tifosi (molto più diretto) e quello tra gli stessi atleti e i vertici delle rispettive dirigenze. Che vengono di fatto scavalcati. La conferenza stampa diventa prevedibile, formale, troppe volte quasi “prestampata”. A volte capita che possa prendere spunto da un tweet. Altre, ed è il caso più ricorrente, ne è addirittura il seguito.

Il calciatore si confida nel suo mondo virtuale e si apre ai followers più di quanto non faccia con il giornalista davanti alla telecamera. Scelta sua, in un mondo libero e liberalizzato, ma proprio a tutti non va bene così. E via alle contromosse.

L’ultimo a…

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