Luciano Vassallo, calciatore e Re d’Etiopia

In un post precedente ho dato conto della prima storica qualificazione ai Mondiali della nazionale d’Etiopia.

Ebbene, la notizia è che in Brasile la squadra degli altipiani non ci è ancora arrivata: la Fifa l’ha penalizzata di tre punti, costringendola a una partita-spareggio, da disputare a settembre contro la Repubblica Centrafricana, cenerentola del girone.

Non è dell’attualità, tuttavia, che voglio parlarvi.  Il Web è uno scrigno di storie, e nella ricerca di notizie sul calcio del Corno d’Africa mi imbatto in quella di Luciano Vassallo, figlio di un italiano e di un’eritrea, capitano della nazionale etiope che nel 1962 vince ad Addis Abeba la terza edizione della Coppa d’Africa, battendo in finale la rappresentativa della Repubblica Araba Unita (fugace entità politica a suo tempo formata da Egitto e Siria): suo il punto che al minuto 84 impatta sul 2 a 2 e porta il match ai supplementari, nei quali la squadra di casa segna altre due volte e trionfa per 4 reti a 2. Il terzo goal, al minuto 101, è di Italo Vassallo, fratello minore di Luciano.

Lo stadio è in delirio, e Luciano, da capitano – eritreo, meticcio e con un nome e un cognome italiani -, riceve la coppa dalle mani del Negus Hailé Selassié.

Luciano-Vassalo

Centoquattro presenze in nazionale e novantanove reti, Luciano gioca con la maglia numero 9 sulle spalle, ma – come Alfredo Di Stéfano, al quale i suoi tifosi usano paragonarlo – ama svariare su tutto il fronte d’attacco: una soluzione tattica – racconta lui – importata da una trasferta in Egitto con la nazionale.

Nella vicenda di Luciano Vassallo – oggi quasi ottantenne – c’è tutto ciò che mi fa amare questo sport e ancor più alcuni dei suoi protagonisti: il football e la Storia con la esse maiuscola, una coppa alzata al cielo e il titolo di miglior calciatore d’Africa, la tragica avventura coloniale e la decolonizzazione, l’Etiopia dell’Imperatore Hailé Selassié e quella del regime militare filosovietico, il talento cristallino e la lotta quotidiana contro razzismo e discriminazione, i goal a grappoli e l’opposizione al doping, la fama, l’esilio in Italia e i campi in terra battuta della periferia romana.

Una storia bellissima, che si può guardare su YouTube nella videointervista a Vassallo, realizzata qualche anno fa da Stream Tv; che si può ascoltare in un podcast di Radio 24, che si può leggere in un articolo di France Football, ripreso da Paese Sera.

Per chi – come me – non si accontentasse, Luciano Vassallo ha scritto un’autobiografia: si intitola <Mamma ecco i soldi>, e non vedo l’ora di averla.

Nel frattempo dedico questo post ad Elena, e lei sa perché.

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